L’Iran porta all’Onu la ‘Coalizione per la speranzà, ovvero un piano di pace per la regione. A farsi promotore dell’iniziativa sarà il presidente iraniano Hassan Rohani dal palco dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, dal quale invierà un messaggio chiaro agli Stati Uniti di Donald Trump: i paesi dell’area sono in grado di «provvedere da soli alla sicurezza del Golfo Persico, del mare di Oman e dello Stretto di Hormuz». La proposta iraniana arriva in un momento di tensione altissima fra Teheran e Washington dopo le accuse all’Iran di essere dietro agli attacchi del 14 settembre agli impianti petroliferi dell’Arabia Saudita. Accuse che hanno allontanato la prospettiva, e per molti la speranza, di un faccia a faccia fra Rohani e Trump a margine dei lavori dell’Onu. «Anche se non si può mai escludere nulla, non ho intenzione di incontrare l’Iran. Sono una persona molto flessibile, ma non abbiamo intenzione di incontrarli. Vedremo molti leader, abbiamo 15 incontri in calendario, ma l’Iran non è uno di questi» dice Trump. Il presidente americano si trova in una posizione difficile: secondo alcuni si è messo all’angolo da solo dopo la marcia indietro di giugno quando, a sorpresa, decise di abortire l’atteso raid contro Teheran in seguito all’abbattimento di un drone americano. Una decisione che il tycoon ha preso da solo, lasciando all’oscuro tutti i suoi più stretti consiglieri, inclusi il vice presidente Mike Pence e il segretario di stati Mike Pompeo. Ora a distanza di mesi Trump si trova in una situazione analoga ma, denunciano i critici, con meno opzioni sul tavolo: la retromarcia di giugno complica infatti la strategia americana e mostra un Trump duro e battagliero a parole e su Twitter ma più cauto sulle battaglie sul campo. Pompeo comunque assicura che gli Stati Uniti risponderanno all’Iran in modo adeguato nel caso in cui la via della diplomazia, al momento quella privilegiata, dovesse fallire. «Se non avremo successo e l’Iran continuerà sulla sua strada, sono sicuro che il presidente Trump assumerà le decisioni necessarie per raggiungere i nostri obiettivi» spiega Pompeo difendendo la linea della massima pressione portata avanti dal presidente americano. Le sanzioni, dice, stanno funzionando e l’economia iraniana si contrarrà quest’anno del 15%, aggiunge. D’accordo anche il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, secondo il quale c’è ancora spazio per altre sanzioni se sarà necessario. Ai toni duri americani risponde il ministro degli esteri iraniano Mohammad Zarif. «Non sono sicuro che una guerra possa essere evitata. Sono sicuro che non saremo noi a iniziarla e sono sicuro che chiunque la inizierà non sarà colui che la finirà» dice. «Questo vuole dire che non ci sarà una guerra limitata» aggiunge Zarif, osservando come gli Stati Uniti stanno terminando le opzioni a loro disposizione. E questo perché – spiega – la strategia della massima pressione con le sanzioni non funziona. Rohani è atteso nelle prossime ore a New York, dove si tratterà fino a giovedì: la sua missione è sfruttare il palcoscenico mondiale dell’Onu per incassare l’appoggio internazionale alla sua ‘coalizione per la speranzà. «La presenza di forze straniere nella regione con il pretesto che si occupano della sicurezza ha portato solo insicurezza e disgrazie» spiega Rohani, osservando come i paesi dell’area possono provvedere da soli alla sicurezza. «I nemici continuano a mentire e dichiarare che sono loro a garantire la sicurezza» ma «se stanno dicendo la verità perché hanno dovuto inviare nell’area una così grande quantità di armi pericolose?» aggiunge. Il messaggio a Trump, che ha inviato nuove truppe nell’area, è chiaro