Una tragedia ha scosso il quartiere Primavalle, a nord di Roma: una donna di 46 anni, Ana Sergia Alcivar Chenche, di origini ecuadoriane, è morta durante un intervento di liposuzione effettuato in un appartamento adibito a studio medico, ma privo di autorizzazioni da oltre 13 anni.
Il dramma si è consumato sabato pomeriggio in via Francesco Roncati, in una struttura gestita dal chirurgo estetico peruviano José Lizarraga Picciotti, 65 anni, già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a lesioni. Insieme a lui sono ora indagati per omicidio colposo anche un anestesista (anch’egli con precedenti, sebbene non sanitari) e un’infermiera.
Secondo le prime ricostruzioni, la paziente si è sentita male pochi minuti dopo l’inizio dell’operazione, andando incontro a uno shock con perdita di coscienza e grave calo di pressione, probabilmente legato alla somministrazione dell’anestesia. Il team ha tentato di rianimarla senza allertare subito i soccorsi. Solo più tardi è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza privata e poi del 118. Trasportata al Policlinico Umberto I, la donna è arrivata già in arresto cardiaco, intubata e sottoposta a massaggio cardiaco. Ogni tentativo di salvarla si è rivelato vano.
Lo studio era privo di autorizzazione dal 2012, e la struttura è stata immediatamente sequestrata. La procura di Roma ha disposto l’autopsia, prevista per mercoledì, per chiarire le cause precise del decesso e verificare l’adeguatezza dei mezzi di primo soccorso presenti nello studio, a partire dal defibrillatore.
Lizarraga Picciotti, che vantava una clientela sudamericana e uno stile di vita lussuoso documentato sui social, era già stato denunciato nel 2006 e nel 2018 da pazienti insoddisfatte o danneggiate da interventi estetici. Oltre all’attività medica, si era anche lanciato nel settore della ristorazione con un ristorante etnico.
La morte di Ana Sergia arriva a pochi mesi da due casi simili: la 22enne Margaret Spada, deceduta a novembre durante una rinoplastica, e Simonetta Kalfus, 62 anni, morta a marzo durante un’altra liposuzione. Tre episodi ravvicinati che riportano al centro dell’attenzione i pericoli della chirurgia estetica low cost e dell’abusivismo sanitario.










