Le Gallerie Nazionali di Arte Antica sono liete di annunciare la conclusione del restauro di una delle più spettacolari console settecentesche della Galleria Corsini, effettuato grazie ai proventi raccolti con la vendita del Vino Civitas, iniziativa promossa dall’Associazione Civita grazie ad un accordo siglato con il museo nel 2019 e di recente rinnovato fino al 2023. Un accordo che prevede ogni anno, grazie a una parte dei proventi della vendita del vino “Civitas” – prodotto da Caparzo – il restauro di un’opera d’arte delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.

Un modello vincente di collaborazione tra pubblico-privato – ha dichiarato Flaminia Gennari Santori, Direttrice delle Gallerie Nazionali di Arte Antica – in grado di contribuire alla valorizzazione, tutela e fruibilità del nostro impareggiabile patrimonio artistico. La reciprocità tra le istituzioni pubbliche e le aziende private diventa chiave strategica per incrementare le risorse economiche e migliorare la capacità di intervento dei nostri musei. Grazie a Civita, è possibile scoprire e ammirare in tutto il suo splendore un’opera che ha avuto un ruolo importantissimo per la famiglia Corsini, di cui noi tutti siamo debitori eredi e doverosi custodi.

Il progetto “Vino Civitas” – spiega Giovanna Castelli, Direttore dell’Associazione Civita – nasce dalla volontà di contribuire, con un sostegno concreto, alla salvaguardia e alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico, legando così l’attività vitivinicola al mondo della cultura. Grazie all’acquisto del vino anche da parte di numerose aziende associate a Civita, unite dal comune interesse a qualificare la propria immagine associandola al “mondo valoriale dell’arte”, sono stati restaurati, nel tempo, numerosi capolavori. Siamo lieti che, anche per quest’anno, i proventi della vendita siano stati devoluti al restauro di un’opera delle straordinarie collezioni di Palazzo Barberini e della Galleria Corsini, due luoghi di cultura del nostro Paese di assoluto valore storico-artistico.

La console oggetto di restauro, di nuovo esposta nella Sala del Camino della Galleria Corsini, databile intorno al 1730, presenta il fondo piatto ed era quindi destinata ad essere collocata addossata ad un muro. Le gambe dritte sono arricchite da grandi volute da cui emergono elementi vegetali e teste femminili. Altri volti emergono anche dalla crociera in basso e dalla traversa centrale dove il viso è fiancheggiato da volute articolate in forma di teste leonine. La complessità e il dinamismo degli intagli investono tutte le parti della struttura ed è accentuato dalla disposizione dei mascheroni e dalle teste femminili che suggeriscono linee e punti vista sempre nuovi.

La particolarità di questa ornamentazione si ritrova in alcuni altri tavoli intagliati oggi in collezioni pubbliche e private (Milano, Castello Sforzesco; Los Angeles, J. Paul Getty Museum) e nelle decorazioni di alcune carrozze, come quella detta “di Giovanni V” oggi a Lisbona (Museu Nacional dos Côches) e appartiene evidentemente ad una bottega romana attiva nella prima metà del Settecento per le principali famiglie della città.

L’opera costituisce l’esempio più elaborato e ricco tra le consoles che oggi decorano le sale della Galleria Corsini, commissionate da Neri Maria Corsini e dal fratello Bartolomeo per il palazzo su via della Lungara, acquistato nel 1736 e trasformato in un grandioso edificio destinato a celebrare la grandezza della famiglia. Nonostante i numerosi documenti relativi agli arredi conservati ancora nell’archivio della famiglia Corsini abbiano permesso di illuminare un mondo di artigiani e artisti attivi a Roma in quegli anni – a partire dalla prolifica bottega di Giuseppe Corsini e della moglie Lucia Barbarossa – non è stato possibile risalire all’autore di questa straordinaria opera il cui virtuoso intagliatore attende ancora un’identificazione.

Dopo gli interventi di restauro sulla Madonna del latte di Bartolomé Esteban Murillo, che hanno restituito nel 2021 la scoperta di un altro dipinto sotto la tela attuale, il lavoro sulla console della Galleria Corsini ha permesso di ridare luce e splendore ad una componente fondamentale del gusto settecentesco, quella degli arredi, spesso negletta rispetto ai dipinti e alle sculture, ma che costituiva nei palazzi romani uno degli elementi di maggiore effetto.