Cantieri fuori controllo. L’Anac bussa da Gualtieri 

Sotto la lente di ingrandimento i lavori affidati ai privati. Esaminate 502 convenzioni, strade, scuole, mercati mai finiti. Campidoglio sotto schiaffo, Nessun controllo, opere spesso rimaste a metà, che nessuno si perita di controllare. Non vengono nemmeno verificati i certificati antimafia . Eppure si tratta dell’enorme capitolo delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria Una massa che economicamente sposta più o meno la cifra monstre di 2,5 miliardi

 DI PAOLO DORDIT

 Finalmente qualcuno se ne accorge, era ora. Avete presente quelle centinaia di aree, grandi e piccole, delimitate da quegli orribili reticolati di plastica rossa?  E senza il minimo di attività intorno? Sono lavori incompleti, lasciati a metà, abbandonati senza che nessuno si periti di controllare, di vigilare, di chiedere, di intervenire. E’ una grande area grigia della amministrazione comunale capitolina. Difficile chiedere, impossibile approfondire. Dunque lavori incompleti, nessuna verifica e poche ispezioni, «ivi compresi i controlli antimafia». E finalmente se ne è accorta l’ANAC, l’Autorità dell’ l’Anticorruzione, che alza la voce e bacchetta  il Comune sulla conduzione, negli anni, delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. E’ roba grossa,  una massa che economicamente sposta più o meno la cifra monstre di 2,5 miliardi.  L’Autorità  apre il coperchio del classico vaso di Pandora e si interroga su come il Campidoglio storicamente manda avanti i lavori assegnati a ditte private per strade residenziali o di servizio, spazi di sosta e parcheggio, fognature, reti idrica ed elettrica, illuminazione pubblica, come pure per nidi, scuole, mercati di quartiere, edifici istituzionali e impianti sportivi.  C’è di tutto, Opere affidate spesso a privati, talvolta a scomputo, ovvero con impegno della ditta a compensare lo sconto sulla concessione comunale facendo un parco o un marciapiede.  Peccato che molte opere non siano state completate,  quasi sempre non siano state collaudate e tanto meno controllate. Sono diventate pezzi di arredo urbano, ormai. Quelle reti rosse.

Senza tanta pubblicità l’Anac conduce da almeno sei anni una indagine su questa realtà . E sotto esame sono 502 convenzioni “sottese all’esecuzione di innumerevoli interventi da parte dei privati, che risultavano in parte non completati e/o connotati da criticità»”, come scrive l’Anticorruzione nel dispositivo che racconta la lunga fase di monitoraggio le cui conclusioni, , condannano una prassi endemica del Comune, non solo (ma anche) l’ultimo tratto contrassegnato dalla giunta dem guidata da Roberto Gualtieri. Si va dal Piano di zona B44 Torresina, alle convenzioni selezionate a Prato FioritoPonte di Nona, a Villa Verde, a Villaggio Prenestino e Castelverde, carne viva della periferia della Capitale, come pure i lavori andati avanti senza alcun controllo finale in ambito Laurentino, a Corviale, a Primavalle Torrevecchia.  Aree spesso preda del degrado urbano, ma di fatto abbandonate da anni dal Campidoglio che «nel tempo ha spesso fatto riferimento all’operato dei soggetti attuatori, individuati quali responsabili, senza tuttavia documentare le specifiche verifiche svolte in ordine alla correttezza delle stesse, emergendo in particolare una diffusa carenza di controlli, laddove è risultata mancante, nella maggior parte dei casi, anche l’acquisizione della sola documentazione di gara nei confronti del soggetto attuatore», scrive Anac con focus su tutte le fasi della messa in opera, dalla progettazione all’esecuzione fino alla verifica che non c’è quasi mai, anche nel caso in cui la ditta privata promette di ripagare lo sconto pubblico lasciando in eredità un giardinetto o una piazza riqualificata.

La analisi lascia senza parole,. E’ un fenomeno di «estrema estensione» con, alle volte, anche risvolti inquietanti: il Comune avrebbe richiesto spesso ai privati la certificazione antimafia, ma non sarebbe riuscito sempre ad ottenerla. «L’amministrazione non ha debitamente documentato le verifiche svolte, risultando peraltro alcune richieste inoltrate a soggetti attuatori di acquisire documentazione al riguardo rimaste prive di riscontro, nonostante il richiamo nelle convenzioni al possesso di requisiti generali e speciali, ivi compresi i controlli antimafia». Qualcuno pagherà per questo?  Qualcuno provvederà a rimuovere quei recinti rossi? Non ci crediamo.