IN PRIMO PIANO/ I primi cento giorni del nuovo sindaco.Centro sinistra in Campidoglio, un modello tutto da costruire. Le priorità? Rifiuti, trasporti, degrado urbano. Il sogno? La città dei15 minuti , a misura d’uomo e rispettosa dell’ambiente. Ma prima il professore trasformato in manager dovrà affrontare la riorganizzazione del sistema e venire a patti con la burocrazia capitolina. Da che parte staranno i 25 mila comunales?

 

Di Paolo Dordit

 

 

Ci siamo, spenti i riflettori e messi a distanza i cronisti Il neo sindaco Gualtieri e il suo ristretto staff, dovrà pianificare in fretta le sue prime mosse. La Giunta, le figure-chiave della amministrazione politica, un paio di sortite ad effetto per far capire che è cambiato il vento e che lui è deciso a cambiare il corso della storia della capitale (se i suoi sponsor politici  e finanziari lo permetteranno).  Dovrà onorare le “cambiali “ staccate a chi lo ha aiutato ad arrivare fin qui e “ringraziare” le diverse anime dem della capitale che dalla nuova amministrazione contano di trarre il massimo vantaggio. Poi la concretizzazione del modello di sviluppo annunciato nel corso di questa strana campagna elettorale. Stop agli slogan e alle parole d’ordine,  alle sfide, alla retorica delle periferie. I concetti vanno riempiti di significato, i primi cento giorni devono essere santificati da qualcosa di concreto. Le priorità? Rifiuti, trasporti, degrado urbano. Ha promesso una task force sui trasporti e una pulizia straordinaria che renda la capitale uno specchio. Come, quando, con che risorse pensa di realizzare una operazione di una complessità stratosferica? Era più suggestiva la rivoluzione promessa cinque anni fa dai grillini, si trattava di filosofia, di concetti. Qui stiamo a ragionare di lacrime, sangue e polvere, tutt’altra cosa. Il sogno della “città dei 15 minuti” sbandierato per settimana. Mica tutti lo hanno capito, ora Gualtieri deve realizzarlo. L’idea non è sua, a livello europeo e mondiale se ne parla da decenni e si riassume in  pochi essenziali elementi: ogni cittadino potrà raggiungere in un quarto d’ora, a piedi o in bicicletta, i servizi necessari per mangiare, divertirsi e lavorare. I quartieri residenziali integrati con servizi, verde, uffici e fabbriche, la trasformazione delle periferie. Semplice, no? Ma come si ci arriva,  quanta gente serve, quante risorse. E’ un’opera gigantesca, che presuppone studi, analisi, pianificazioni, anni di lavoro. Roma non ha queste risorse, non ha queste menti elevate, la managerialità necessaria, non ha soprattutto tempo a sufficienza. Da anni il Campidoglio non sa risolvere cose ben più semplice e non riesce a far spostare di un paio di chilometri delle bancarelle indecenti. Un esempio macroscopico della incapacità di “fare”? Prendiamo una strada di importanza cruciale per il traffico di un quadrante cruciale della città, via Cipro. Lunga e stretta, in 800 metri ha una dozzina di “stop” tra semafori, pedonali e strisce. Una follia, un ingorgo ininterrotto in entrambe le corsie di marcia. Roma è piena di queste incongruenze, apparentemente irrisolvibili. Ecco che la teoria dei 15 minuti si spegne in un attinmo. Gualtieri dice di avere  pronte 23 delibere per la mobilità e una riforma dell’Ama nel cassetto. Staremo a vedere.

Molto dipenderà dalla catena di comando e dalla scelta dei personaggi che affiancheranno il nuovo sindaco. Per lui sono tirati in ballo in queste ore nomi autorevolissimi. In teoria si profila una giunta di primi della classe, con ex ministri e teste coronate. Quanto resterà di concreto è tutto da scoprire. “Vogliamo ripulire questa città. Vogliamo curarla, farla funzionare meglio. Farla crescere”, dice Gualtieri. E allora si sussurra il nome dell’ex direttrice di Confindustria Marcella Panucci come autorevole city manager, delle ex ministre e oggi deputate Marianna Madia e Beatrice Lorenzin come vice sindaco, di Paola De Micheli come assessore, E la Città Metropolitana dove la mettiamo? Gualtieri ne è automaticamente sindaco,per il ruolo di vice (quindi operativo, di controllo del territorio) si parla di Maurizio Veloccia e Svetlana Celli, quest’ultima vicina al senatore Bruno Astorre che ha nella provincia di Roma il suo “feudo” di riferimento.  Come si vede il discorso finisce inevitabilmente in politica. E lì si ferma. Non crediamo a chi parla di una partenza lanciata