Oltre 13 milioni di fatture non pagate, stipendi a rischio all’Icot: parte la diffida alla Asl. Il gruppo Giomi che gestisce la struttura sanitaria, dopo ripetuti solleciti inviati alla direzione dell’azienda sanitaria locale, va per le vie legaliTredici milioni di euro di fatture non pagate dalla Asl all’Icot di Latina mettono a rischio il pagamento degli stipendi di circa 700 dipendenti della struttura. Così dopo ripetuti solleciti, l’ultimo dei quali arrivato negli ultimi giorni della scorsa settimana, il gruppo Giomi arriva a diffidare l’azienda sanitaria locale alla quale continua a fornire supporto per posti letto e prestazioni sanitarie erogate.

In una comunicazione ufficiale si ripercorre la vicenda legata alla mancata certificazione e liquidazione di fatture relative ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2023 e ad alcuni saldi dell’anno 2021. La società Giomi, che gestisce a Latina la struttura sanitaria dell’Icot, ha regolarmente emesso le fatture per il pagamento di prestazioni sanitarie accreditate e contrattualizzate per un ammontare complessivo di 13.113.317 euro. Ma la Asl pontina ha di fatto bloccato le fatture spiegando, con una nota arrivata alla direzione dell’Icot a dicembre e poi all’inizio di gennaio, che “non è possibile acconsentire al momento alla richiesta poiché il quadro amministrativo contabile della società presenterebbe diversi aspetti da approfondire e da chiarire, nell’ambito del rispetto delle indicazioni regionali”.

“Tuttavia – scrive invece lo studio legale a cui si è affidato il gruppo Giomi – il quadro contabile ritenuto ‘da approfondire e da chiarire’ riguarda il profilo economico delle note di credito delle annualità passate e non attiene in alcun modo al profilo finanziario del pagamento delle fatture correnti. Nello specifico, le risultanze da chiarire non riguardano recuperi finanziari da operare nei confronti della società, ma mere sistemazioni contabili che non possono condizionare e sospendere, a tempo indefinito, in modo indistinto e ad arbitrio dell’amministrazione, il pagamento di corrispettivi 13.113.317 euro relativi a prestazioni già eseguite, i cui costi sono già stati sostenuti”. Lo studio legale che assiste la società Giomi, Izzo e Associati, prosegue poi spiegando che “il blocco indistinto della certificazione e della liquidazione di tutti i documenti emessi dalla casa di cura non è stato e non può essere giustificato, anche perché non vi è alcuna disposizione normativa o contrattuale che consenta alla Asl di sospendere indistintamente, senza termine, il pagamento dei corrispettivi per le prestazioni regolarmente erogate all’utenza pubblica. “La società inoltre – si legge ancora nella nota degli avvocati – ha puntualmente risposto alle richieste aziendali, emettendo, ove possibile e dovuto, le note di credito richieste e chiarendo tutti gli aspetti e gli importi rappresentati. In ogni caso, che tale attività di verifica della contabilità pregressa, alla quale la società sta peraltro cooperando in modo leale e puntuale, non può legittimamente inficiare il pagamento delle prestazioni e delle fatture correnti, con evidenti ripercussioni, oltre che sulla continuità aziendale, anche sul servizio pubblico affidato alla struttura sanitaria in questione. Il ritardo e le omissioni imputabili all’amministrazione in indirizzo stanno danneggiando enormemente la scrivente società, sia dal punto di vista gestionale che finanziario, specie se si considera l’impossibilità di pagare gli stipendi dei dipendenti così come le fatture dei fornitori, di far fronte a tutti gli impegni assunti dalla società nei confronti dei propri finanziatori e di proseguire l’attività sanitaria. L’entità dei crediti insoluti non solo pregiudica l’attività della struttura e i suoi lavoratori e fornitori, ma rischia di tradursi in una specifica ipotesi di danno erariale in considerazione dei maggiori oneri di cui l’amministrazione intimata sarà chiamata a rispondere”.

Per tutte queste ragioni dunque si diffida e si mette in mora la Asl di Latina, nelle persone del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario, per “l’immediata certificazione e liquidazione in favore della società Giomi”.