Un terremoto giudiziario ha colpito il Comune di Venezia, con il sindaco Luigi Brugnaro coinvolto in un’inchiesta per corruzione legata alla vendita di aree pubbliche e palazzi comunali. Insieme a Brugnaro, sono stati indagati due funzionari del suo gabinetto, Morris Ceron e Derek Donadini. Nell’ambito della stessa inchiesta, ma in un filone separato, è stato arrestato l’assessore alla mobilità Renato Boraso.
Boraso, ex membro di Forza Italia ora nella lista Brugnaro e in Coraggio Italia, è accusato di 11 episodi di corruzione, concussione e autoriciclaggio. Secondo la Procura, avrebbe ricevuto 73.200 euro dagli emissari del magnate di Singapore Chiat Kwong Ching per la vendita al ribasso di Palazzo Papadopoli. Le fatture riguardavano consulenze inesistenti, con i fondi successivamente trasferiti ad altre sue aziende.
Le indagini hanno portato all’arresto anche dell’imprenditore edile Fabrizio Ormenese e di altri sette funzionari comunali e di partecipate pubbliche, come l’azienda dei trasporti comunale Actv, che sono stati posti agli arresti domiciliari. Sei altri indagati sono stati interdetti dai pubblici uffici per 12 mesi, portando il totale degli indagati a 18, tra cui il direttore generale dell’Actv Giovanni Seno e il responsabile degli appalti Fabio Cacco.
La vicenda principale che coinvolge Brugnaro, Ceron e Donadini riguarda l’area dei Pili, acquistata da Brugnaro prima della sua carriera politica e successivamente destinata alla lottizzazione. Brugnaro aveva avviato trattative con Ching per la vendita di questi terreni. La Procura sostiene che Brugnaro e i suoi collaboratori abbiano concordato un pagamento di 150 milioni di euro con Ching in cambio della promessa di raddoppiare l’edificabilità dell’area e approvare varianti urbanistiche necessarie.
Brugnaro si è dichiarato “esterrefatto” dalle accuse, affermando di aver sempre agito nel servizio della comunità e negando qualsiasi conflitto di interessi. Ha precisato che l’area dei Pili era già edificabile prima del suo mandato. Tuttavia, secondo i magistrati, Brugnaro, Ceron e Donadini avrebbero concordato con Ching la cessione del Palazzo Papadopoli a un prezzo inferiore al valore di mercato per facilitare le trattative sui terreni dei Pili.
Questa indagine rappresenta uno dei più grandi scandali a Venezia dai tempi dell’inchiesta sul Mose, con profonde implicazioni politiche e giudiziarie.










