La strategia del nuovo direttore generale Pierpaola D’Alessandro. Modello “policlinico diffuso” per i quattro ospedali ciociari, un’intesa per la medicina super-specialistica con il Campus Biomedico, il rilancio e riqualificazione dell’offerta territoriale e una iniezione di sano realismo

Di Paolo Dordit

La Ciociaria è terra complessa e tutt’altro che facile agli entusiasmi. Anzi. Vede le novità con prudente distacco e con innato scetticismo. Ora è anche segnata  dalle pesanti ricadute della pandemia da Covid e assiste all’affanno della sanità locale. Ma la novità c’è e non si può ignorare.  Per una serie di circostanze fortuite che si sommano a scelte di vertice lungimiRanti da una manciata di settimane la Asl di Frosinone è passata sotto la direzione di Pierpaola D’Alessandro, approdata in Ciociaria su chiamata dell’allora Dg Stefano Lorusso per ricoprire il ruolo di direttore amministrativo. Ed è subito un significativo cambio di passo, di approccio,  una accelerazione che la sanità ciociara ha conosciuto forse solo ai tempi della gestione Mastrantuono.  La D’Alessandro è realista ma decisa, aggressiva, con poche mosse ha portato la rivoluzione ridisegnando le strategie e tracciando le linee di obiettivi ambiziosi:  modello “policlinico diffuso” per i quattro ospedali ciociari, un’intesa per la medicina super-specialistica con il Campus Biomedico, il rilancio e riqualificazione dell’offerta territoriale, possono sembrare solo slogan, ma alle parole stanno seguendo fatti concreti.  E gli umori dei dirigenti, del personale stanno cambiando in fretta. Cominciamo dagli ospedali, messi in rete e portarti a fare sistema come fossero un unico grande policlinico diviso in più sedi. Un sistema a fisarmonica, lo definisce la D’Alessandro che risponde all’emergenza e  continua a fornire le cure primarie. Lo Spaziani di Frosinone di occupa solo di pazienti Covid, Cassino lo fa in larghissima parte: Alatri e Sora fanno il resto. Una piccola rivoluzione, l’obiettivo è quello di considerare le quattro strutture come un unico ospedale attribuendo con il tempo a ciascun nosocomio una precisa vocazione. Vale per l’emergenza di questi  mesi, ma la traccia porta oltre il Covid, verso il futuro. Nelle intenzioni del nuovo direttore generale ci sono specialità che rimarranno dappertutto, come la chirurgia,  ma un po’ alla volta spariranno i doppioni, le sovrapposizioni.

L’innato realismo porta la D’Alessandro ad evitare i proclami, le promesse. Sarà dura Ma bisognerà lavorare alle liste d’attesa, sarà dura ma bisognerà lavorare per qualificare l’offerta territoriale. Territorio, parola magica e abusata. IL Dg   ciociaro la vede così: meno ospedale e più medici dietro l’angolo. Le cose gravi, le urgenze, passano per il Pronto Soccorso, per tutto il resto ci devono essere le Case della Salute (potenziate), la medicina a distanza, la telemedicina, la telerefertazione. IL futuro è già arrivato quasi dovunque, arriverà anche a Frosinone. Niente più file.

Ma  non è finita. La D’Alessandro sta lavorando a una alleanza strategica con il Campus Biomedico. Parla di un “servizio innovativo e mai visto sul territorio” che andrà ad affrontare e gestire  una gamma di patologie largamente presenti nel territorio ciociaro, malattie metaboliche, endocrinologiche, oncologiche. Parliamo di tumori, di malattie della tiroide, di diabete. Per tutto questo la Asl  di Frosinone si appoggerà al Campus, che porterà in Ciociaria  medici e conoscenze. Questo si è impegnata a fare la manager catapultata nella difficile realtà del Frusinate dalla tranquilla Bologna. La sfida è lanciata, staremo a vedere.

SCHEDA/  chi è Pierpaola D’Alessandro

Quarantotto anni, emiliana, laurea in economia e commercio, Pierpaola D’Alessandro è scesa a Roma la prima volta al seguito dell’allora ministro Bersani, ha fatto parte di quel dream team (gli avversari politici erano ovviamente di parere opposto) che sfornava a raffica idee innovative. Tramontata quella stagione la D’Alessandro passò alla corte di Francesco De Angelis  che la mise a capo dello SPRINT (sportello regionale internalizzazione del Lazio e la nominò poi Direttore Operativo della Agenzia di sviluppo. Esperienze preziose, che a un manager brillante e ambizioso, ma soprattutto concreto, aprono la mente e che l’hanno riportata a Bologna a lavorare in campo sanitario. La Giunta Zingaretti è andata a cercarla a Bologna, dove era direttore del Servizio Amministrativo della Ricerca presso l’Azienda Sanitaria di Bologna. In Emilia Romagna ha coordinato i settori che si occupano di innovazione e organizzazione. Dunque esperienza specifica e conoscenza del campo, ma una parola chiave ricorre spessissimo nel suo curriculum: innovazione. Un termine che caratterizza lo stile professionale della manager che oggi gestisce la Asl ciociara. Fin dalle prime mosse, ancora direttore amministrativo (lo ha fatto per un anno) ha innovato, modernizzato,  ha cercato di rendere tutto più smart e più efficiente. Ora ha una macchina tutta sua da far correre.