Claudio Pica

 La denuncia di Pica (Fiepet Confesercenti Roma): “Mancano circa 30mila dipendenti”. Senza personale all’altezza si abbassa la qualità dei servizi, ma oggi è difficile trovare il personale di sala. Fenomeno ormai strutturale. Invertire la rotta? Si può, investendo nella formazione, spingendo i giovani verso gli istituti alberghieri e aggiornandone i programmi

 

Di Paolo Dordit

 

 

La crisi è profonda, e non è solo di carattere economico, non ci sono solo gli effetti del Covid, la fuga della clientela, la difficoltà di vedere delle prospettive nel medio termine. Nel pianeta della ristorazione,  che in Italia, e ovviamente nella capitale, ha un peso strategico rilevante, c’è una cxrisi di risorse umane. Nel senso che manca il personale per mandare avanti il lavoro, mancanoo chef, così come i camerieri e personale di sala, durante l’alta stagione e ora, come evidenziato dai dati preliminari dell’Istat, le imprese faticano a trovare dipendenti persino in autunno. Così non si può andare avanti, secondo l’Istat  per le imprese con almeno 10 dipendenti il tasso di posti vacanti è dell’1,4%. Una proiezione che ha certamente effetti sulla Capitale, dove da mesi imprenditori e associazioni di categoria lamentano carenza di personale. Alberghi, bar, ristoranti. Con tutta la disoccupazione che c’è in giro, con tutto il bisogno di lavoro che viene denunciato ad ogni piè sospinto? Il fenomeno c’è, ed ormai è strutturale. Su  Roma mancano circa 30mila dipendenti nel commercio, un 15-20% del comparto complessivo, spiega Claudio Pica, Presidente di Fiepet Confesercenti.  Pica indica due ragioni, la fuga, nel pieno della pandemia,  verso altri settori  dove c’è più ricerca di personale (a costo di improvvisarsi in nuovi mestieri) e il  reddito di cittadinanza. “Le persone preferiscono svolgere lavoro sommerso 1-2 volte a settimana piuttosto che sacrificarsi coi turni serali nella ristorazione – spiega Pica – in questi mesi abbiamo assistito a un totale cambio negli stili di vita, più legato agli affetti familiari”.

Il leader degli esercenti romani sgombra il campo da alcuni luoghi comuni. I dipendenti  del settore non sono pagati poco,  hanno contratti da 1.400 fino a 2.000 euro netti, con contributi a carico dell’azienda .  Un lavoratore a Roma nella ristorazione a noi costa in media 26mila, mentre al dipendente di questa cifra arrivano circa 16mila euro, comprese imposte e oneri sociali – spiega Pica- Per questo motivo abbiamo aperto un dibattito tra Governo e sindacati per destinare 8 miliardi anche a favore delle imprese, in questo modo anche gli stipendi dei dipendenti possono crescere”.
Ma senza trovare delle chiavi di lettura e delle soluzioni dal problema non si esce, il gap va colmato, e la parola chiave è “formazione”. Il rischio è che la continua ricerca del personale possa abbassare la qualità dei servizi nella ristorazione, perché una squadra fissa all’interno di un esercizio commerciale è indice di competenze e preparazione, dà perciò dei risultati maggiori. Dunque bisogna formare addetti che siano all’altezza, che rappresentino un valore aggiunto e che facciano crescere la ristorazione. “Stiamo cercando con gli assessori della Regione Lazio, Claudio Di Berardino al Lavoro e Valentina Corrado al Turismo, di creare un ponte tra le politiche attive sul lavoro e la formazione del personale, facendoci forza coi sindacati per la ripartenza del settore, precisa il Presidente di Fiepet Confesercenti Roma .

E dal momento che il ricambio di personale è continuo, l’approccio al lavoro nella ristorazione deve cambiare a partire dai luoghi della formazione. Il passaggio è importante e va sottolineato:  “Dovremmo cambiare i programmi delle scuole alberghiere, andrebbero incentivati con maggiori fondi per far sì che le persone ottengano una qualifica nettamente superiore, e poi bisogna aumentare gli stage verso le imprese che ne hanno estremo bisogno in questo momento. La scuola può essere uno sbocco importante per i giovani, ma soprattutto per aiutare il Paese”.  Una riflessione lucida, soprattutto un punto di partenza sul quale è necessario muoversi in fretta. Ma se nessuno spiega ai giovani che investire sulla scuola alberghiera è una scelta decisiva per il futuro, se non si dotano questi istituti dell’appeal necessario, non  si va da nessuna parte