Nella foto il ministro Giovannini

 

di Francesco Vitale

l ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, è persona seria e competente. Senza chiasso né polemiche sta mettendo ordine in uno dei quadranti fondamentali della vita quotidiana nel nostro paese, quella del trasporto pubblico locale, convenzionalmente Tpl. Qualità del servizio, sostenibilità, efficace organizzazione, finanziamento sono le aree di intervento contemplate dalla riforma. Giovannini ha inviato un documento contenente una serie di obiettivi alle commissioni competenti di Camera e Senato. E’ il primo passo, niente illusioni né facili entusiasmi. Ma la sensazione è di trovarsi di fronte a un lavoro importante.  Le proposte elaborate per riformare il settore spaziano dal potenziamento e rafforzamento dei mobility manager, aziendali e scolastici, all’incremento quantitativo e qualitativo dei servizi di Tpl; dallo sviluppo delle infrastrutture e dei parchi «mezzi» di settore, al rinnovo e potenziamento dei mezzi. E al momento non c’è l’arrivo dell’obbligo del green pass su autobus e metropolitane. Si tratta di una riforma «profonda» che spazia a tutto campo. Dall’estensione dei biglietti elettronici su tutto il territorio, anche per monitorare meglio la domanda di trasporto, alla valorizzazione dei treni storici con l’idea di destinarli a servizi turistici, fino alla creazione di servizi ad hoc per i servizi nelle aree a domanda debole. Tra le richieste anche quella di una maggiore aggregazione tra i fornitori di trasporti, stimolando anche la concorrenza attraverso gare per ottenere l’affidamento del servizio. Ma chiaro che ora i trasporti pubblici locali devono affrontare le difficoltà indotte dalla pandemia, con Giovannini che frena sull’introduzione del green pass per i mezzi pubblici: «Sul piano organizzativo non sarebbe gestibile, ne abbiamo discusso con le Regioni nei mesi scorsi», ha detto il ministro. La strada che si sta seguendo è invece quella di usare una «serie di strumenti» perché, ha ricordato, «non esiste un unico strumento risolutivo».
Al momento quindi sono diverse le opzioni percorribili: potenziamento dei servizi, sfasamento degli orari, aumento dei controlli a terra per ridurre l’affollamento prima di salire sui mezzi. Misure temporanee in attesa della riforma generale, le cui proposte si concentrano anche sulla regolazione del servizio, sui modelli di affidamento, su concorrenza e nuove forme di mobilità. Ineludibile poi, sottolinea il documento, il tema della sostenibilità ambientale, tenendo conto anche di ulteriori forme di alimentazione, come quella ad idrogeno. Focus, in ultimo, su come efficientare le procedure per la gestione degli investimenti nelle città metropolitane e nei comuni con più di 100.000 abitanti. Critici i sindacati, che speravano in un confronto sul merito della proposta di riforma. Una questione di metodo, non ancora di sostanza. Ma Giovannini (e dietro di lui Draghi) hanno fretta