Aleksandar Vučić si dimette dalla presidenza della Serbia e prepara il ritorno alla guida del governo. Il leader serbo lascia l’incarico sette mesi prima della scadenza naturale del mandato e si candiderà alla carica di primo ministro nelle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre. Il voto arriva dopo quasi due anni di proteste guidate dagli studenti e apre contemporaneamente una nuova corsa alla presidenza della Repubblica.
La Serbia entra in una delle fasi politiche più delicate degli ultimi anni. Aleksandar Vučić ha annunciato domenica 27 settembre le proprie dimissioni dalla carica di presidente della Repubblica, mettendo fine anticipatamente al suo secondo e ultimo mandato e preparando il passaggio dalla presidenza alla possibile guida del governo.
La decisione era stata anticipata nelle settimane precedenti ed è arrivata nel pieno della campagna elettorale per le elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre 2026, convocate dallo stesso Vučić il 9 settembre dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale.
Davanti ai sostenitori riuniti nei pressi del palazzo presidenziale di Belgrado, Vučić ha confermato di lasciare l’incarico e ha annunciato il trasferimento delle funzioni alla presidente del Parlamento Ana Brnabić, destinata ad assumere temporaneamente le prerogative del capo dello Stato.
Vučić punta nuovamente alla carica di premier
Le dimissioni consentono a Vučić di concentrarsi sulla campagna per le elezioni legislative e, in caso di vittoria della coalizione guidata dal Partito Progressista Serbo, SNS, di essere proposto alla guida del prossimo governo.
Il leader serbo aveva già annunciato il 14 settembre l’intenzione di candidarsi alla carica di primo ministro. Vučić ha ricoperto direttamente quell’incarico dal 2014 al 2017, per poi essere eletto presidente della Repubblica. Nel complesso è uno dei protagonisti centrali della politica serba da oltre un decennio.
Il suo secondo mandato presidenziale sarebbe terminato nella primavera del 2027 e la Costituzione non gli avrebbe comunque consentito di candidarsi per un terzo mandato consecutivo.
La scelta di anticipare le dimissioni modifica quindi l’assetto della competizione politica: il voto del 25 ottobre non determinerà soltanto la composizione del nuovo Parlamento, ma potrà anche stabilire se Vučić tornerà formalmente alla guida dell’esecutivo.
La consultazione arriva al termine di una lunga stagione di mobilitazioni contro il governo.
Le proteste sono esplose dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024, tragedia nella quale morirono 16 persone. Il disastro provocò un’ondata di manifestazioni guidate soprattutto dagli studenti, che associarono l’incidente a problemi più ampi nella gestione delle opere pubbliche e denunciarono corruzione e carenze nei controlli.
Le accuse di corruzione e di controllo dei mezzi d’informazione rivolte a Vučić e al suo partito sono state ripetutamente respinte dal presidente e dai suoi alleati.
Nel corso dei mesi il movimento studentesco ha organizzato alcune delle più grandi manifestazioni viste nel Paese negli ultimi decenni, chiedendo responsabilità istituzionali e soprattutto elezioni anticipate.
La pressione di piazza ha progressivamente trasformato la protesta in un confronto politico nazionale.
Alle elezioni parlamentari, l’SNS e i suoi alleati si troveranno di fronte anche alla lista Students Win, nata dall’esperienza delle proteste universitarie e anticorruzione.
Diverse forze dell’opposizione hanno scelto di sostenere il movimento studentesco o di non presentare liste concorrenti in alcune configurazioni, mentre un’altra area dell’opposizione si presenta attraverso l’alleanza European Serbia, di orientamento filo-europeo.
La campagna si presenta quindi molto diversa rispetto alle precedenti elezioni serbe. Il movimento nato nelle università tenta per la prima volta di trasformare la mobilitazione di piazza in una presenza parlamentare strutturata, mentre Vučić cerca di riportare il confronto sul terreno elettorale.
Non è ancora possibile stabilire quale forza prevarrà: i sondaggi disponibili presentano risultati differenti e non consentono una previsione univoca.
Con le dimissioni di Vučić, le funzioni presidenziali passano temporaneamente alla presidente dell’Assemblea nazionale Ana Brnabić, già prima ministra dal 2017 al 2024 e figura di primo piano dell’SNS.
La procedura è prevista direttamente dalla Costituzione serba: quando il mandato del presidente termina anticipatamente, il presidente del Parlamento ne assume temporaneamente le funzioni per un periodo massimo di tre mesi.
Entro questo periodo devono essere organizzate nuove elezioni presidenziali.
Vučić ha indicato che il primo turno dovrebbe svolgersi entro la fine di dicembre, dopo le elezioni legislative di ottobre.
La Serbia potrebbe quindi essere chiamata alle urne due volte nel giro di poche settimane.
Vučić lascia la presidenza dopo essere stato eletto per la prima volta nel 2017 e rieletto nel 2022.
Le sue dimissioni interrompono il secondo mandato circa sette mesi prima della scadenza prevista. La decisione, tuttavia, non rappresenta un ritiro dalla politica: al contrario, coincide con il tentativo di trasferire nuovamente il centro della propria attività politica alla guida dell’esecutivo.
Il Partito Progressista Serbo lo aveva già indicato come candidato alla carica di premier prima della formalizzazione delle dimissioni.
Il meccanismo istituzionale serbo prevede comunque che il primo ministro non venga eletto direttamente dai cittadini: dopo le elezioni parlamentari, il presidente della Repubblica conferisce l’incarico a un candidato in grado di ottenere una maggioranza nell’Assemblea nazionale.
La candidatura di Vučić dipende quindi dal risultato parlamentare e dalla capacità dell’SNS e dei suoi alleati di formare una maggioranza.
Il voto sarà seguito con particolare attenzione anche a Bruxelles.
La Serbia è formalmente un Paese candidato all’adesione all’Unione europea, ma il processo di integrazione procede da anni con difficoltà. La Commissione europea continua a seguire temi come indipendenza della magistratura, lotta alla corruzione, pluralismo dei media e sistema dei controlli istituzionali. Nel rapporto sullo Stato di diritto pubblicato nel luglio 2026, Bruxelles ha nuovamente analizzato in dettaglio questi aspetti per la Serbia.
Durante le proteste, inoltre, l’Unione europea ha espresso preoccupazioni sull’uso della forza contro manifestanti pacifici e ha richiamato Belgrado sui temi della libertà dei media e dell’indipendenza giudiziaria.
La Serbia mantiene contemporaneamente rapporti politici ed economici significativi con Russia e Cina, perseguendo da anni una politica estera basata sull’equilibrio tra Bruxelles, Mosca e Pechino.
Per questo la direzione che emergerà dalle elezioni del 25 ottobre sarà osservata attentamente anche fuori dal Paese.
Tra i principali dossier di politica estera resta inoltre il rapporto con il Kosovo, che ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza nel 2008 e che Belgrado continua a non riconoscere.
La normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo rappresenta uno degli elementi centrali del percorso europeo di Belgrado. Reuters ricorda che Bruxelles lega l’avanzamento nel processo di adesione anche alla normalizzazione delle relazioni con Pristina e all’allineamento della politica estera serba con quella europea.
Il futuro governo dovrà quindi gestire contemporaneamente le tensioni politiche interne, le richieste provenienti dal movimento studentesco e i delicati equilibri internazionali.
Le elezioni del 25 ottobre rappresentano soprattutto il passaggio dalla lunga mobilitazione nelle strade a un confronto nelle urne.
Il governo del premier Đuro Macut aveva formalmente proposto lo scioglimento anticipato del Parlamento il 7 settembre, sostenendo che nuove elezioni potessero contribuire a ridurre le tensioni sociali. Due giorni dopo Vučić aveva firmato il decreto di scioglimento dell’Assemblea e fissato il voto per il 25 ottobre, oltre un anno prima della normale scadenza della legislatura prevista nel 2027.
Le dimissioni del presidente completano ora quella scelta.
La Serbia si prepara quindi a una doppia transizione istituzionale: un nuovo Parlamento a ottobre e un nuovo presidente entro la fine dell’anno, mentre Vučić tenta di rientrare a Palazzo Nemanjina come primo ministro.
Il risultato delle urne stabilirà se il lungo ciclo politico dominato dal leader dell’SNS proseguirà con un nuovo incarico di governo oppure se le proteste iniziate a Novi Sad riusciranno a tradursi in un diverso equilibrio parlamentare. A decidere saranno gli elettori serbi il prossimo 25 ottobre.










