Doppia sconfitta parlamentare per il governo sui provvedimenti contro l’emergenza abitativa. Decisivi i voti contrari di PP, Vox e Junts. A Madrid prosegue la mobilitazione nata dopo lo sfratto dell’87enne Maricarmen Abascal. Secondo la stampa spagnola Sánchez sta valutando anche l’ipotesi del voto anticipato, ma al momento non è stata assunta alcuna decisione ufficiale
MADRID – Le proteste nelle piazze, le caceroladas, l’accampamento alla Puerta del Sol e l’ultimo appello rivolto da Pedro Sánchez ai deputati non sono bastati. Il Congresso spagnolo ha respinto entrambi i decreti legge con i quali il governo puntava a intervenire sull’emergenza abitativa, aprendo una nuova fase di forte tensione politica per l’esecutivo nato nel 2023.
I numeri certificano una doppia sconfitta. Il primo provvedimento è stato bocciato con 178 voti contrari e 172 favorevoli, senza astensioni; il secondo con 184 no e 166 sì. I voti contrari di Partito Popolare, Vox e dei sette deputati di Junts per Catalunya sono risultati determinanti per il mancato via libera.
Il voto mette ancora una volta in evidenza la complessità degli equilibri parlamentari sui quali si regge il governo di coalizione guidato dal Psoe. Junts, formazione indipendentista catalana che in diversi passaggi della legislatura ha garantito voti essenziali alla maggioranza, aveva chiesto all’esecutivo di ritirare i testi e di riaprire la trattativa. Il governo aveva invece deciso di portarli comunque al voto.
Dai limiti agli affitti brevi allo stop agli sfratti: cosa prevedeva il primo decreto
Il primo dei due provvedimenti conteneva un pacchetto molto ampio di interventi. Tra le misure approvate dal Consiglio dei ministri figuravano l’estensione della protezione contro alcuni sfratti fino al 2030, nuove regole per gli affitti temporanei e delle singole stanze, strumenti fiscali per favorire l’affitto a prezzi più contenuti e interventi per ampliare il patrimonio pubblico.
Il decreto prevedeva inoltre limitazioni temporanee agli acquisti immobiliari da parte di società e fondi con finalità speculative, agevolazioni fiscali per proprietari e inquilini, un’Iva ridotta al 4% per alcune categorie di edilizia protetta e il programma “TU CASA”, pensato per facilitare l’acquisto della prima abitazione attraverso finanziamenti fino al 20% del valore dell’immobile e comunque entro determinati limiti.
Tra le disposizioni figurava anche una proroga straordinaria fino a due anni per determinati contratti di locazione in scadenza entro la fine del 2028, a condizione che l’inquilino fosse in regola con i pagamenti, salvo specifiche necessità del proprietario.
Con la mancata convalida parlamentare, il decreto è decaduto.
Il secondo decreto e l’indennizzo di dodici mensilità
Il secondo provvedimento interveniva invece direttamente sulla stabilità dei contratti di affitto e su questo punto è necessario distinguere le sue disposizioni dalla proroga biennale prevista nell’altro decreto.
Il Real Decreto-ley 27/2026, pubblicato sul Boletín Oficial del Estado il primo ottobre ed entrato in vigore il giorno successivo, stabiliva che, una volta trascorso il periodo minimo di cinque anni — sette nel caso di proprietario persona giuridica — il contratto potesse essere prorogato automaticamente per successivi periodi della stessa durata se nessuna delle parti avesse comunicato la volontà di interromperlo.
Per il proprietario che avesse deciso di non proseguire il rapporto, la norma prevedeva un preavviso di sei mesi e, salvo specifiche eccezioni, un indennizzo all’inquilino pari almeno a dodici mensilità di un’abitazione dalle caratteristiche analoghe. Erano escluse dall’indennizzo, tra gli altri casi, le situazioni nelle quali il proprietario avesse avuto effettiva necessità dell’immobile per sé o per determinati familiari.
La bocciatura al Congresso ha prodotto l’abrogazione della norma: lo stesso testo consolidato del BOE riporta ora espressamente che il decreto è stato derogato a seguito della deliberazione del Congresso del 2 ottobre.
La giornata parlamentare è stata preceduta da un confronto serrato.
La portavoce di Junts al Congresso, Míriam Nogueras, aveva confermato già in mattinata il voto contrario del gruppo, chiedendo al governo di ritirare i provvedimenti e di lavorare a un nuovo testo attraverso ulteriori negoziati.
L’esecutivo ha però mantenuto i decreti all’ordine del giorno. La ministra della Casa, Isabel Rodríguez, ha difeso le misure sostenendo che il problema dell’accesso all’abitazione richiedesse una risposta immediata.
Prima delle votazioni è intervenuto anche Sánchez, chiedendo ai gruppi di mettere da parte le considerazioni politiche e di valutare le conseguenze delle proprie decisioni sulle famiglie. L’appello non ha modificato l’esito annunciato della votazione.
Mentre all’interno del Congresso si consumava lo scontro politico, all’esterno continuava la mobilitazione per il diritto alla casa.
Una delle vicende che hanno contribuito ad alimentare le proteste è quella di Maricarmen Abascal, 87 anni, sfrattata il 23 settembre dall’appartamento nel quartiere madrileno del Retiro nel quale aveva vissuto per oltre settant’anni. La donna potrà successivamente rientrare nell’abitazione dopo un accordo raggiunto con la società proprietaria, con la mediazione del Comune di Madrid.
Il caso è diventato uno dei simboli della mobilitazione. Alla Puerta del Sol l’accampamento va avanti ormai da quasi una settimana e il 2 ottobre un gruppo di manifestanti si è mosso dalla piazza verso il Congresso mentre i deputati discutevano i decreti. Analoghe iniziative sono state organizzate in altre città, mentre nei giorni precedenti si erano svolte caceroladas in diverse zone del Paese.
Per sabato sono previste nuove manifestazioni in numerose città spagnole e alcuni movimenti per la casa hanno prospettato anche iniziative di mobilitazione più estese.
La doppia bocciatura pesa soprattutto perché arriva su una delle questioni sociali più rilevanti del dibattito politico spagnolo.
La difficoltà di accesso alle abitazioni, il livello degli affitti e la carenza di offerta nelle maggiori aree urbane sono da tempo al centro dello scontro tra governo, opposizioni, amministrazioni regionali e associazioni del settore. L’esecutivo aveva presentato i due decreti come una risposta urgente al problema, mentre i partiti contrari hanno contestato vari aspetti dell’intervento e Junts ha sostenuto la necessità di riscrivere le norme attraverso un nuovo negoziato. RTVE.es
Il voto del 2 ottobre assume inoltre un significato politico più ampio perché conferma quanto sia difficile per Sánchez costruire maggioranze parlamentari senza l’appoggio dei sette deputati di Junts.
La conseguenza più rilevante potrebbe ora riguardare il futuro stesso della legislatura, ma su questo punto occorre distinguere le informazioni confermate dalle indiscrezioni politiche.
Al momento non è stata annunciata ufficialmente alcuna convocazione di elezioni anticipate. Secondo fonti governative citate da elDiario.es, Sánchez starebbe però valutando durante il fine settimana se sciogliere anticipatamente le Cortes dopo la sconfitta sui decreti. Tra le date tecnicamente prese in considerazione dalla stampa spagnola compare domenica 29 novembre, ipotesi che richiederebbe l’avvio della procedura di scioglimento nei prossimi giorni. elDiario.es
Anche El País riferisce di un confronto in corso all’interno del Psoe e del governo sul futuro della legislatura, senza che sia stata finora comunicata una decisione definitiva.
Nel frattempo anche Sumar, partner minore della coalizione, sta accelerando il confronto interno tra le diverse forze della sinistra in vista dei possibili scenari futuri. Il progetto di candidatura comune che dovrebbe coinvolgere Movimento Sumar, Izquierda Unida, Más Madrid e Comuns non ha ancora completato la propria definizione organizzativa.
Il fine settimana diventa quindi un passaggio importante sia sul piano sociale sia su quello politico. Nelle piazze continuerà la protesta per la casa; all’interno del governo, invece, si valuteranno le conseguenze di una doppia sconfitta che ha mostrato ancora una volta quanto siano stretti i margini parlamentari della legislatura.
Per Sánchez la questione abitativa non è più soltanto uno dei dossier centrali dell’azione di governo: dopo il voto del Congresso è diventata anche uno dei principali nodi attorno ai quali si gioca la prosecuzione dell’attuale fase politica spagnola.










