Parla il direttore scientifico Giuseppe Ippolito

L'allestimento della tensostruttura all'esterno dell'ospedale Spallanzani

Di coronavirus ci si ammala, ma si guarisce anche. E le possibilità sono molto concrete. È la bella notizia che arriva da Roma, grazie al test finalmente negativo della turista cinese, ricoverata il 29 gennaio allo Spallanzani assieme al marito, anche lui guarito. Come il ricercatore italiano di 29 anni rimpatriato da Wuhan. Tutti allo Spallanzani. Ma in Italia i guariti sono almeno nove: oltre ai tre a Roma c’è il paziente di Padova (il secondo guarito del gruppo di Vo’), l’infermiere dimesso a Piacenza che aveva accolto il 38 enne di Codogno. E prima il 17enne di Valdidendro a Sondrio, il dermatologo di 55 anni di Milano, la moglie dell’imprenditore di Firenze. A Piacenza negativo al test il bambino partorito da una donna lodigiana positiva al coronavirus. Per il direttore Europa dell’Oms, Hans Kluge, «bisogna fidarsi pienamente di ciò che fa» l’Italia. E il Commissario Ue alla Salute, Stella Kyriakides: «Adottate misure molto risolute».

Ventilazione assistita, ossigeno e i nuovi farmaci antivirali usati normalmente per Aids ed Ebola. Sono le armi usate dai medici, spiega Giuseppe Ippolito, che hanno salvato i tre pazienti di coronavirus ricoverati a Roma, cioè la coppia cinese e il ricercatore rimpatriato da Wuhan. Tutti fuori pericolo. Il direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive (Inmi) Lazzaro Spallanzani però preferisce pensare al lavoro da affrontare, che certo non manca, piuttosto che ai successi, pure innegabili e di buon auspicio per l’evoluzione futura dell’epidemia.

Finalmente qualche buona notizia, direttore: anche chi contrae una forma polmonare grave di coronavirus dunque può guarire?

Molte delle persone contagiate dal Covid-19 sono asintomatiche e non hanno bisogno di essere ricoverate. Ma questa malattia si presenta con tutti i livelli: può essere assolutamente banale, come la più normale delle influenze, fino ad arrivare a una polmonite grave, che dà insufficienza respiratoria con bisogno di respirazione assistita. In questo caso la tempestività dell’intervento può contribuire a un esito favorevole.

È vero che anche polmoni in cattive condizioni possono svolgere il loro compito grazie alla ventilazione assistita e all’ossigeno?

Le rispondo diversamente. Cosa si fa con la respirazione assistita? Si mette a riposo il polmone, in modo da dargli la capacità di riprendersi. Solo dando tempo a questi pazienti si può avere un risultato che può farli uscire dalla situazione critica. E Avvenire è un giornale cattolico, potete scrivere che bisogna dare tempo a Dio…

Certo, anche se questo non esime gli uomini dalle opere… Nel caso del Covid-19 il virus – come si diceva una volta – “deve fare il suo corso”?

È un virus che dà una malattia simile all’influenza. Ed è grave come ad esempio l’influenza da H1N1, anche questa un’infezione virale molto seria, non dimentichiamolo.

Quello che non è chiaro all’opinione pubblica è se anche il Covid-19 è un virus per il quale non ci sono cure, oppure esistono farmaci che riescono a combattere le infezioni virali.

Sì, è così. Esistono farmaci antivirali che si possono usare, per i quali non esistono ancora studi randomizzati controllati, ma che comunque in vitro hanno dimostrato di essere in grado di inibire la crescita del virus.

E vengono usati in queste settimane per curare i pazienti più gravi del coronavirus?

Sì, li abbiamo usati per questi pazienti. Normalmente nei Paesi occidentali tutte le persone con infezioni virali gravi vengono gestite con questi farmaci.

È vero che i malati gravi del Covid-19 sono curati con i farmaci per Aids o Ebola?

Sono analoghi a quelli, esatto. Quello per l’Aids perché è un farmaco attivo su diversi meccanismi di funzionamento, così come quello per Ebola, perché non sono virus-specifici, ma riescono a uccidere il virus.

Il Lazio dunque, anche grazie all’eccellenza dello Spallanzani, è riuscito a guarire tutti i suoi tre malati di coronavirus. È soddisfatto?

Diciamo che questi pazienti sono usciti dalla fase critica. E ora sono in via di risoluzione clinica.