Una bomba sulla Regione Lazio e Nicola Zingaretti targata Conte dei Conti: l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, condannato a restituire 275 mila euro di fondi pubblici, “transitati per la Fondazione Italia-Amazzonia” e che, secondo la relazione della Corte dei Conti, sarebbero “stati usati per fini politici”.

Dopo quello dell’ex capo di Gabinetto di Gualtieri, Albino Ruberti con la “cena delle minacce” a Frosinone, un nuovo scandalo scuote il Pd di Roma e del Lazio. Era nell’aria e si sapeva, ma nessuno si aspettava che a 23 giorni dalle elezioni, la pesantissima decisione del collegio presieduto da Tommaso Mele, arrivasse in piena campagna elettorale.

Non è solo il Pd a zoppicare, ma l’intera Regione Lazio, ultimo fortino dell’alleanza Pd-M5S che rischia di essere travolto come se si fosse innescato un contro alla rovescia, partito da Ruberti e proseguito con la caduta di Pomezia, dove è stato mandato a casa l’unico sindaco pentastellato contrario al Termovalorizzatore di Gualtieri. La somma degli eventi è pari ad uno tsunami politico che colpisce al fianco il presidente Nicola Zingaretti.

Con un debito teorico di 275 mila euro, non ancora esecutivo, l’assessore Alessio D’Amato si chiude in difesa: “Apprendo dalla stampa, a cui è stata trasmessa prima che alle parti, della sentenza emessa dal collegio presieduto da presidente Tommaso Miele. La ritengo ingiusta ed ingiustificata e contro la quale sarà depositato immediatamente l’appello da parte degli avvocati Angelo Piazza e Gennaro Terracciano”.

Poi passa all’attacco preparando un esposto al consiglio di presidenza della Corte dei Conti e una denuncia per falso ideologico alla Procura della Repubblica di Roma. Srcive D’Amato: “Mi considero totalmente estraneo ai fatti risalenti ad oltre 15 anni fa, senza che peraltro sia stata fornita prova alcuna di un atto o fatto da me compiuto, rilevo che nonostante la procura regionale della Corte dei Conti per ben tre volte avesse aderito alle richieste procedurali dei miei difensori per ben tre volte e con motivazioni infondate e sorprendenti sono state respinte con verbali che non corrispondono all’effettivo svolgimento del giudizio e per questo motivo – annuncia D’Amato – sarà depositato un dettagliato esposto al consiglio di presidenza della Corte dei Conti e una denuncia per falso ideologico alla Procura della Repubblica di Roma”.

E se qualcuno ventilasse dimissioni anticipate, chiarisce: “Sono assolutamente sereno e fiducioso nel giudizio di appello e continuo il mio lavoro al servizio dei cittadini”.