Colpo durissimo al Washington Post, uno dei simboli del giornalismo americano. Lo storico quotidiano del Watergate ha annunciato il licenziamento di circa 300 giornalisti, pari a quasi il 30% della redazione, nell’ambito di un “riassetto strategico” che ridisegna radicalmente l’identità del giornale. A farne le spese sono soprattutto la copertura locale e internazionale, l’intera redazione sportiva e la sezione libri, destinata alla chiusura.

La decisione è stata comunicata di prima mattina dal direttore Matt Murray a una redazione che contava fino a ieri circa 800 reporter. A molti dei giornalisti coinvolti è stato chiesto di non presentarsi più in redazione. Un ridimensionamento definito “doloroso ma necessario” per un quotidiano ritenuto ormai “figlio di un’altra epoca”.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Marty Baron, ex direttore del Post e artefice di 18 premi Pulitzer, ha parlato di “un momento nero nella storia del giornale”, mentre Jeff Stein, responsabile della redazione economica, ha definito la giornata “tragica per il giornalismo, per Washington e per l’intero Paese”.

Nonostante l’intervento del proprietario Jeff Bezos, che nel 2013 aveva acquistato la testata per 250 milioni di dollari dalla famiglia Graham, il quotidiano non è riuscito a ritrovare una stabilità economica duratura. Dopo una fase iniziale di risultati positivi, i conti hanno continuato a peggiorare, spingendo l’editore a una drastica cura dimagrante. Il Post continuerà a concentrarsi su politica, economia e sanità, sacrificando però ampie aree di copertura che ne avevano fatto un punto di riferimento globale.

Il confronto con il New York Times è impietoso. Il quotidiano rivale ha annunciato nel 2025 un aumento di 1,4 milioni di abbonamenti digitali, avvicinandosi all’obiettivo di 15 milioni entro il 2027, mentre il modello del Post fatica ancora a trovare un equilibrio sostenibile nell’era digitale.

Neppure il cambio di linea editoriale negli ultimi anni, con una svolta più conservatrice negli editoriali, né l’arrivo nel 2024 di Will Lewis, ex CEO di Dow Jones, alla guida del consiglio di amministrazione, sono riusciti a invertire la rotta. I tagli segnano così una delle pagine più difficili nella lunga storia del Washington Post, mettendo in discussione il futuro di una testata che ha segnato il giornalismo mondiale.