Sale la tensione tra Stati Uniti e Iran a pochi giorni dalla ripresa dei colloqui sul nucleare, prevista per venerdì e confermata dalla Casa Bianca. Washington ha annunciato di aver abbattuto “per autodifesa” un drone iraniano che si era avvicinato alla portaerei americana Abraham Lincoln, dispiegata da giorni nelle acque del Medio Oriente insieme ad altri asset militari statunitensi.
L’episodio si è verificato poco dopo un altro momento di forte attrito nello Stretto di Hormuz, dove imbarcazioni armate iraniane hanno avvicinato una petroliera statunitense. Nonostante l’ordine di fermare i motori, la nave ha proseguito la navigazione sotto scorta militare americana.
Nonostante l’escalation, la Casa Bianca ribadisce che i negoziati con Teheran restano in agenda. L’inviato speciale statunitense per il Medio Oriente, Steve Witkoff, incaricato di guidare i colloqui, si è recato a Gerusalemme per incontrare il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Israele spinge affinché un eventuale accordo includa la fine dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, il trasferimento all’estero delle scorte nucleari, limiti allo sviluppo dei missili balistici e lo stop al sostegno a gruppi come Hezbollah, Hamas, Houthi e Jihad islamica.
Secondo diversi analisti, se tali richieste non venissero accolte, Israele potrebbe sostenere un’azione militare statunitense contro la Repubblica islamica.
Da parte iraniana, il presidente Masoud Pezeshkian ha confermato la disponibilità al dialogo, a condizione che i negoziati siano “equi e imparziali” e privi di “aspettative irragionevoli”. Teheran ha però escluso qualsiasi discussione sul proprio programma missilistico, definendo le capacità difensive del Paese non negoziabili. Tra le richieste considerate inaccettabili figura anche il trasferimento all’estero delle circa 400 tonnellate di uranio arricchito, quantità che secondo alcune stime potrebbe consentire la produzione di fino a dieci ordigni nucleari.
Sul fronte diplomatico, fonti vicine ai colloqui riferiscono che Jared Kushner, genero dell’ex presidente Donald Trump, potrebbe affiancare Witkoff nei negoziati. Restano però incerti luogo e formato degli incontri: inizialmente previsti a Istanbul, potrebbero spostarsi in Oman, come auspicato dall’Iran, che preferirebbe colloqui bilaterali senza osservatori regionali.
Intanto il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che si è offerto come mediatore, è in visita ufficiale in Arabia Saudita ed Egitto. Entrambi i Paesi, insieme a Pakistan, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti, potrebbero essere rappresentati ai colloqui di venerdì, qualora si svolgessero in Turchia.










