Le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea tornano ad essere tese dopo l’annuncio di Donald Trump di raddoppiare, dal 4 giugno, i dazi su acciaio e alluminio, portandoli dal 25% al 50%. Una mossa che rischia di far saltare definitivamente i negoziati transatlantici e che ha provocato la reazione immediata della Commissione Europea.
Bruxelles ha espresso “profondo rammarico” per la decisione, definita causa di “ulteriore incertezza” e ha annunciato di essere pronta ad attivare le contromisure finora congelate, anche prima della scadenza della moratoria prevista per metà luglio. Il rischio è l’apertura di una nuova spirale di ritorsioni tariffarie tra le due sponde dell’Atlantico.
L’aumento dei dazi colpisce i settori dell’acciaio e dell’alluminio, rimasti finora fuori dal perimetro della Corte Suprema americana. L’UE ritiene che ciò comprometta l’obiettivo di arrivare a “dazi zero” sui beni industriali, minando un negoziato già fragile. L’esecutivo europeo, sostenuto da Francia e Parlamento UE, ha minacciato misure difensive a tutela di consumatori, lavoratori e imprese, con un primo pacchetto di dazi già pronto e un secondo in fase di consultazione.
Nel cassetto restano anche strumenti più incisivi, come sanzioni alle Big Tech e il cosiddetto “bazooka anti-coercizione”, pensato per difendere l’autonomia normativa dell’UE in settori strategici come IVA, sanità e antitrust. In parallelo, Bruxelles accelera i contatti commerciali con partner alternativi come India, Canada e Cina: proprio a Parigi, durante la ministeriale Ocse, il commissario europeo Maros Sefcovic incontrerà il ministro cinese Wang Wentao.
Nonostante le tensioni, l’UE continua a cercare margini per la diplomazia. Il dialogo con gli Stati Uniti non è interrotto: Sefcovic è in contatto costante con il rappresentante americano Howard Lutnick e ha lasciato sul tavolo l’offerta di acquistare più gas naturale liquefatto (GNL), armi e soia dagli USA. Un incontro diretto tra i due è previsto nei prossimi giorni a Parigi, insieme a colloqui tecnici guidati dalla direttrice UE del commercio, Sabine Weyand, e dall’ambasciatore USA Jamieson Greer.
Anche Berlino e Roma spingono per una soluzione negoziata. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz visiterà la Casa Bianca giovedì prossimo nella speranza di contribuire a ridurre le tensioni. Tuttavia, l’ipotesi di un accordo definitivo entro il G7 di Kananaskis (15-17 giugno) appare remota. Gli occhi sono ora puntati sul vertice NATO all’Aja e sul Consiglio europeo di fine mese, dove Trump potrebbe cogliere l’occasione per rilanciare il dialogo, magari anche con il supporto dell’Italia e un’iniziativa personale della presidente von der Leyen.
La finestra per un compromesso resta aperta, ma il tempo stringe. E la sensazione, secondo funzionari UE, è che tutto possa ancora saltare da un momento all’altro.










