Le tensioni in Medio Oriente sono ancora una volta al centro dell’attenzione, con dichiarazioni discordanti e iniziative diplomatiche in corso. L’ex ministro degli interni di Hamas, Fathi Hammad, ha dichiarato alla TV al-Aqsa che i palestinesi si preparano a liberare Gerusalemme e a costituire un Califfato islamico, rendendo la città non solo capitale di uno Stato indipendente, ma anche del Califfato.

Le sue dichiarazioni hanno suscitato reazioni contrastanti, con Al-Fatah che ha accusato Hamas di “degenerazione morale” e ha chiesto scuse pubbliche. Nel frattempo, il portavoce del governo israeliano, Eylon Levy, ha rivelato che, dall’ottobre scorso, Hamas ha ucciso 20 ostaggi israeliani detenuti a Gaza, dove attualmente sono ancora trattenuti 137 ostaggi.

Il bilancio delle vittime a Gaza ha raggiunto quota 18.205, secondo il ministero della Sanità gestito da Hamas. Le forze di sicurezza israeliane hanno arrestato 18 persone in Cisgiordania durante la notte, di cui 5 associate ad Hamas.

L’inviato speciale russo per il Medio Oriente, Mikhail Bogdanov, ha avuto colloqui con diverse fazioni palestinesi, inclusa Hamas, sottolineando la necessità di una cessazione delle ostilità e del rilascio immediato degli ostaggi. Tuttavia, la situazione rimane tesa, e rappresentanti dei Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno visitato il confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza per valutare le operazioni umanitarie necessarie.

La ministra degli Esteri del Belgio, Hadja Lahbib, ha espresso preoccupazione per la situazione in Cisgiordania, evidenziando un aumento degli atti di violenza da parte dei coloni estremisti. Il Belgio, che assumerà la presidenza di turno dell’UE dal primo gennaio, propone di bandire i coloni violenti da tutta l’area Schengen. Lahbib ha ribadito l’appello per la cessazione delle ostilità a Gaza e la necessità di corridoi umanitari per la consegna degli aiuti e il rilascio degli ostaggi.