Nel giorno dedicato alla festa della mamma, a Lampedusa si è consumata una tragedia che ha spezzato il cuore dell’Europa: due bambini di appena due anni e un uomo di circa trent’anni sono morti di fame e sete, mentre cercavano di raggiungere la salvezza a bordo di un gommone partito mercoledì scorso da Zawia, in Libia. A bordo, 60 persone. L’imbarcazione è rimasta alla deriva per giorni prima di essere soccorsa dalla nave della ONG Nadir, allertata da Frontex.
I corpi sono stati trasferiti nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana e saranno sottoposti ad accertamenti disposti dalla Procura di Agrigento. Una persona risulta ancora dispersa. I genitori delle piccole vittime, ancora sotto shock, si trovano nell’hotspot di Lampedusa, assistiti dalla Croce Rossa.
“È inaccettabile che due bambini muoiano a due passi dall’Europa per sete e fame”, ha commentato con durezza Daniela Fatarella, direttrice di Save the Children, denunciando l’indifferenza delle istituzioni e della comunità internazionale.
Tra i sopravvissuti ci sono 13 donne e due minori provenienti da vari Paesi africani. Sei di loro sono stati ricoverati per ustioni, probabilmente causate dal contatto con carburante. Durante la traversata, in acque maltesi, un uomo si sarebbe gettato in mare per cercare sollievo dalle ustioni ma non sarebbe riuscito a risalire a causa del mare agitato.
Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana, ha espresso il proprio cordoglio: “Tre vite spezzate in un viaggio di speranza. Dobbiamo continuare a dare umanità a chi sopravvive”.
Nella notte tra sabato e domenica sono arrivati altri 236 migranti su tre imbarcazioni. A soccorrerli le motovedette della Guardia Costiera e Frontex. I migranti, provenienti da Afghanistan, Egitto, Eritrea, Sudan e altri Paesi, hanno raccontato di essere partiti da Sabratha e Zawia dopo aver pagato da 2.500 a 5.000 dollari ai trafficanti. Sono stati trasferiti nell’hotspot di contrada Imbriacola, che ora ospita 470 persone.
Save the Children ha rilanciato l’appello: “È ora di agire. Serve un sistema strutturato di soccorso in mare e canali sicuri per arrivare in Europa”. Dal 2014, quasi 32.000 persone sono morte o scomparse nel Mediterraneo. Solo nei primi mesi del 2025, le vittime sono state 500, tra cui molti bambini.










