Donald Trump torna ad alzare la tensione con l’Iran, promettendo nuovi attacchi militari dopo la morte di altri soldati statunitensi. Il presidente americano ha dichiarato che l’offensiva contro Teheran non è conclusa, affermando che finora gli Stati Uniti sono stati “gentili” e annunciando che colpiranno qualsiasi sito nucleare che l’Iran tenterà di ricostruire.

Dalla Casa Bianca, durante un incontro con il presidente libanese Joseph Aoun, Trump ha escluso al momento un dialogo con Teheran, sostenendo che gli iraniani desiderano un confronto ma che Washington non è interessata finché non ci saranno reali condizioni per negoziare.

Nel frattempo continuano gli scontri nella regione. Secondo quanto riferito, l’Iran avrebbe colpito un centro dati di Amazon in Bahrein, mentre Trump ha minacciato nuovi bombardamenti, indicando tra gli obiettivi anche l’area di Pickaxe Mountain, ritenuta strategica per il programma nucleare iraniano. Il presidente ha inoltre avvertito che gli Stati Uniti interverranno anche contro eventuali azioni degli Houthi che dovessero ostacolare il traffico nel Mar Rosso.

L’escalation militare ha però un costo crescente. Secondo le stime diffuse dal Pentagono, il conflitto è già costato oltre 37 miliardi di dollari. Per questo il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha chiesto al Congresso un finanziamento straordinario di 87 miliardi di dollari e l’approvazione del bilancio della Difesa da 1.500 miliardi richiesto dall’amministrazione, definendolo indispensabile per la sicurezza nazionale.

La richiesta mette in difficoltà il Partito Repubblicano, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato. Il conflitto, infatti, non gode di un ampio consenso tra gli elettori americani e continua a provocare vittime: dall’inizio delle operazioni sono morti 18 militari statunitensi e circa un centinaio sono rimasti feriti nelle ultime due settimane.

Nonostante le pressioni interne, Trump ha ribadito di voler proseguire sulla strada intrapresa, sostenendo di agire nell’interesse del Paese. Tuttavia, secondo fonti dell’intelligence americana, difficilmente l’Iran sarà disposto a concessioni dopo i nuovi bombardamenti, rendendo probabile un lungo stallo tra guerra e tentativi di negoziato.

Dietro le quinte cresce intanto il pressing di alleati e mediatori internazionali affinché Washington accetti una tregua di dieci giorni, utile a riaprire lo Stretto di Hormuz, ridurre la tensione nell’area del Golfo e creare le condizioni per una possibile ripresa del dialogo diplomatico.