Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump conferma la sua strategia commerciale aggressiva, annunciando nuovi dazi del 15% su tutte le importazioni a partire dal 24 febbraio. La misura, valida per 150 giorni, sostituisce le tariffe precedenti dichiarate illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, ma rappresenta al tempo stesso un segnale politico chiaro: Washington non intende allentare la pressione sui partner commerciali.
Trump ha avvertito che i Paesi che tenteranno di “approfittare” della decisione dei giudici rischiano in futuro tariffe ancora più elevate. Tuttavia, l’annuncio ha aumentato l’incertezza sui mercati internazionali, già preoccupati per la volatilità delle politiche commerciali americane.
Le nuove tariffe si basano sulla Section 122 del Trade Act del 1974 e resteranno in vigore fino alla fine di luglio. Un’eventuale proroga richiederebbe l’approvazione del Congresso, dove i democratici hanno già annunciato battaglia. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha assicurato che il partito farà il possibile per bloccare qualsiasi estensione.
La questione è delicata anche sul piano politico interno. In vista delle elezioni di metà mandato, molti repubblicani guardano con cautela a una strategia tariffaria che, secondo studi della Federal Reserve, ha scaricato circa il 90% dei costi su imprese e consumatori americani, contribuendo all’aumento dei prezzi.
Nonostante le difficoltà, l’amministrazione sta già lavorando a soluzioni alternative per mantenere o rafforzare la stretta commerciale una volta scaduto il termine dei 150 giorni. Tra le opzioni allo studio figurano il ricorso alla Section 232 del Trade Expansion Act, legata alla sicurezza nazionale, la Section 301 contro pratiche commerciali sleali e persino la Section 338 del Tariff Act del 1930, che consente misure contro Paesi ritenuti discriminatori verso gli Stati Uniti.
Il quadro resta complesso anche sul piano geopolitico. Secondo diversi analisti, un dazio globale al 15% potrebbe favorire economie come Cina, India e Brasile, che in precedenza erano soggette a tariffe più elevate. Restano inoltre tensioni con l’Unione Europea, che ha congelato la ratifica di un recente accordo commerciale.
In questo clima di incertezza economica e diplomatica, Trump si prepara a un passaggio politico cruciale con il discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Congresso. Il presidente dovrà rassicurare il Paese su un’economia lontana dalla “età dell’oro” promessa e affrontare altri dossier sensibili, dall’immigrazione alle prossime decisioni della Corte Suprema su temi chiave dell’agenda America First.
La strategia dei dazi resta così uno dei pilastri dell’azione della Casa Bianca, ma anche uno dei fronti più controversi e rischiosi in vista delle prossime scadenze politiche ed economiche.










