Donald Trump torna protagonista della scena internazionale dichiarando di esercitare “forte pressione sulla Russia” per ottenere una tregua in Ucraina. Secondo l’ex presidente americano, Vladimir Putin sarebbe pronto a fermare la guerra e rinunciare alla conquista dell’intera Ucraina. Tuttavia, le sue parole risultano fortemente contraddette dai fatti: nella stessa giornata in cui ha lanciato questo messaggio, un devastante attacco russo ha colpito Kiev causando 12 morti e circa 90 feriti.

Nel pieno di una fase diplomatica delicatissima, Trump ha anche rivendicato il merito degli Accordi di Abramo e ha affermato che “meriterebbe il Nobel”, pur ammettendo che per l’Ucraina “è ancora troppo presto” per dirlo. Ha inoltre annunciato l’intenzione di incontrare numerosi leader a Roma in occasione dei funerali di Papa Francesco, pur senza specificare con chi si vedrà.

Intanto, dal fronte Nato, il segretario generale Mark Rutte si è detto “moderatamente ottimista” dopo un recente incontro a Londra, ma ha sottolineato come ora la “palla sia nel campo della Russia”. Ha anche aggiunto di non tentare più di interpretare le intenzioni di Putin.

Trump, dopo aver inizialmente criticato Zelensky per non aver accettato i termini di una tregua suggerita dal Cremlino, ha poi corretto il tiro condannando gli attacchi russi: “Non necessari e in un pessimo momento”, ha scritto su Truth Social, rivolgendosi direttamente a Putin. Ha poi ribadito che “è passato troppo tempo” e che entrambe le parti devono tornare al tavolo negoziale.

Ma le sue affermazioni hanno sollevato forti critiche in Europa. L’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas ha accusato la Russia di essere il vero ostacolo alla pace, mentre da Bruxelles si ribadisce che spetta a Kiev decidere le condizioni di un accordo. Emmanuel Macron ha infine risposto duramente a Trump: “L’unico responsabile è Putin”.

Secondo Bloomberg, gli Stati Uniti starebbero valutando nuove condizioni per il negoziato, tra cui la richiesta a Mosca di restituire la centrale di Zaporizhzhia e riconoscere il diritto dell’Ucraina ad avere un esercito e un’industria della difesa. Intanto, il segretario di Stato Marco Rubio ha escluso qualsiasi ipotesi di revoca delle sanzioni americane.

L’attacco a Kiev è stato tra i più violenti degli ultimi mesi, con 70 missili e 145 droni che hanno colpito obiettivi nella capitale e in altre città come Kharkiv. Il Cremlino ha giustificato l’azione parlando di obiettivi militari. Il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Sergei Shoigu, ha persino evocato la minaccia nucleare nel caso in cui peacekeeper occidentali venissero dispiegati nel Donbass.

Zelensky, in missione in Sudafrica, ha anticipato il rientro a Kiev e parteciperà sabato ai funerali di Papa Francesco a Roma, dove un possibile faccia a faccia con Trump potrebbe segnare un nuovo capitolo della complessa diplomazia ucraina.