Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di sospendere per cinque giorni gli attacchi contro gli impianti energetici iraniani, aprendo una finestra per la diplomazia nel tentativo di raggiungere un accordo con Teheran. L’obiettivo dichiarato è favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz e ridurre la tensione in Medio Oriente, in un momento di forte instabilità militare ed economica.

La decisione è arrivata proprio nel giorno in cui scadeva l’ultimatum lanciato dalla Casa Bianca. A sorpresa, Trump ha parlato di «colloqui produttivi» e di «importanti punti di accordo» già raggiunti con l’Iran, sostenendo che tra questi ci sarebbe anche la rinuncia definitiva di Teheran alla bomba atomica. «Hanno accettato di non averla», ha dichiarato il presidente americano, citando un’intesa articolata in quindici punti.

Alle parole di Trump ha risposto duramente il presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf, che ha negato l’esistenza di negoziati. Secondo Ghalibaf, le dichiarazioni americane sarebbero «notizie false» diffuse per influenzare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dalla crisi in cui si troverebbero Stati Uniti e Israele.

Nonostante la smentita ufficiale, fonti diplomatiche indicano proprio in Ghalibaf una possibile figura di riferimento per eventuali contatti indiretti con Washington, segno che i canali di comunicazione potrebbero essere aperti ma non dichiarati pubblicamente.

Trump ha insistito sul fatto che i colloqui sarebbero in corso e che esiste «una reale possibilità di accordo», pur senza garanzie. Tra le condizioni poste dagli Stati Uniti figurerebbero la rinuncia iraniana all’uranio arricchito, la supervisione internazionale dei programmi nucleari e la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio.

Il presidente americano ha anche ipotizzato un controllo congiunto dello stretto, senza chiarire chi rappresenterebbe la controparte iraniana, limitandosi a dire che si tratta di «una figura di vertice», ma non della Guida suprema.

Secondo indiscrezioni diplomatiche, i tentativi di mediazione sarebbero portati avanti da Egitto, Pakistan e Turchia, che starebbero lavorando per organizzare un incontro a Islamabad tra delegazioni dei due Paesi. Da parte americana potrebbero partecipare emissari della Casa Bianca e rappresentanti dell’amministrazione, mentre il vicepresidente JD Vance avrebbe già discusso della situazione con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

In Israele, tuttavia, la scelta di Trump di annunciare una pausa nei bombardamenti avrebbe suscitato sorpresa. Secondo fonti statunitensi, Tel Aviv non si aspetta una fine imminente del conflitto, mentre la Casa Bianca continua a mostrarsi più ottimista sulla possibilità di arrivare a un’intesa.

La sospensione temporanea degli attacchi e l’ipotesi di riapertura dello Stretto di Hormuz hanno avuto effetti immediati sui mercati: il prezzo del petrolio è sceso e le Borse internazionali hanno registrato rialzi significativi.

Proprio questo elemento ha alimentato le critiche di chi ritiene che l’annuncio della tregua possa essere stato anche un segnale rivolto agli investitori, considerando l’attenzione costante di Trump per l’andamento di Wall Street.

La nuova scadenza fissata dalla Casa Bianca è per venerdì, quando terminerà la moratoria sugli attacchi. Entro quella data, mentre nuove forze militari statunitensi arrivano nell’area, si capirà se la pausa concessa dal presidente americano avrà davvero aperto la strada a un negoziato o se si tratta solo di una tregua temporanea in un conflitto destinato a continuare.