Il presidente francese Macron, al termine di una concitata giornata sul fronte ucraino, ha avuto un secondo colloquio con Putin, che si è concluso con l’auspicio di una tregua e di un vertice Usa-Russia. Ma dagli Stati Uniti giungono nuovi allarmi per una invasione russa dell’Ucraina che, secondo l’intelligence, sarebbe ormai decisa e imminente.

Biden, pur dicendosi favorevole “in linea di principio” all’incontro con Putin, precisa, quindi, che si farà solo se l’invasione non ci sarà. Dal canto suo, il ministro della Difesa ucraino dice che “non c’è pericolo di un attacco imminente”. L’Ue sostiene l’ultimo sforzo diplomatico di Emmanuel Macron, che nella notte ha annunciato di aver concordato un summit tra il presidente americano Joe Biden e Vladimir Putin. L’alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borrell prima del Consiglio affari esteri ha detto: “Incontri al livello dei ministri, summit dei leader, qualunque sforzo diplomatico che serva ad evitare la guerra per noi va bene”. Intanto è  arrivato a circa 61.000 il numero di civili in fuga dalla regione ucraina del Donbass, che sono riparate in Russia, nella regione di Rostov, dopo l’evacuazione ordinata venerdì dai leader delle autoproclamate repubbliche filorusse di Lugansk e Donetsk. Lo rivela stamani il ministro russo per le emergenze, Alexander Chupriyan in una conferenza stampa, citato dall’agenzia Tass. Altre due regioni russe hanno proclamato stamani lo stato d’emergenza per l’arrivo di profughi evacuati dalla regione ucraina del Donbass: si tratta di quelle di Penza e di Saratov, che si sono rese disponibili ad accogliere fra i 500 e i 1.500 profughi a testa. Lo scrive l’agenzia Interfax, che dice che, oltre a quella di Rostov e le due nuove, avevano già proclamato lo stato d’emergenza anche le regioni di Ryazan, Volgograd, Voronezh e Kursk. In quest’ultima, fanno sapere le autorità locali, è arrivato un treno con 525 civili dal Donbass. Nella regione di Rostov, secondo il governo di Mosca, sono già entrati circa 61.000 civili dall’Ucraina.