Per la terza notte consecutiva, la Russia ha lanciato una massiccia offensiva di missili e droni sull’Ucraina, colpendo varie regioni del Paese. Kiev ha denunciato l’impiego record di 355 droni e nove missili da crociera da parte di Mosca. A sua volta, l’Ucraina ha risposto con almeno 96 droni lanciati sul territorio russo, intensificando un’escalation che rischia di allontanare ogni prospettiva di tregua.

La violenza degli attacchi ha spinto anche Donald Trump a criticare duramente Vladimir Putin, definendolo “completamente impazzito” e accusandolo di voler conquistare l’intera Ucraina, mossa che – secondo l’ex presidente USA – potrebbe però causare il collasso della Russia stessa.

Trump, tuttavia, non ha risparmiato critiche neanche al presidente ucraino Zelensky, sostenendo che “ogni sua dichiarazione crea problemi” e ribadendo che questa non è “la guerra di Trump, ma quella di Zelensky, Putin e Biden”. Le sue parole alimentano incertezza sulla futura linea americana, lasciando aperti interrogativi sul sostegno di Washington a Kiev e sulla possibilità di nuove sanzioni contro Mosca.
In Europa, la Germania ha annunciato l’intenzione di rimuovere le restrizioni sull’uso degli armamenti forniti a Kiev, permettendo quindi agli ucraini di colpire anche obiettivi militari in territorio russo. Il cancelliere Friedrich Merz non ha confermato esplicitamente l’invio dei missili Taurus a lungo raggio, ma Mosca ha reagito duramente: il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito la scelta “pericolosa” e contraria a ogni tentativo di soluzione diplomatica.

Finora, l’Ucraina ha già impiegato missili Atacms americani e Storm Shadow britannici per colpire infrastrutture militari russe.
Nonostante la crescente violenza, Mosca ha fatto sapere che sta ancora lavorando a un memorandum con proposte per una tregua e un possibile cessate il fuoco. Il tema è stato discusso in un incontro tra Vladimir Putin e il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, con l’ipotesi di una nuova conferenza a Istanbul dopo quella del 16 maggio.

L’Unione europea, però, mostra impazienza e accusa la Russia di non avere reale volontà di pace. Bruxelles sta lavorando a un nuovo pacchetto di sanzioni “capaci di paralizzare l’economia russa”.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lamentato una scarsa pressione internazionale su Putin, accusando la comunità internazionale di puntare più sul dialogo che su azioni concrete. Ha definito gli attacchi russi una dimostrazione del disprezzo di Mosca per il mondo che cerca la mediazione.
Il Cremlino ha giustificato i bombardamenti come “ritorsioni necessarie” in risposta ai continui raid ucraini, affermando che si tratta di operazioni militari mirate a garantire la sicurezza nazionale. Ha poi parlato di “sovraccarico emotivo” nei negoziati in corso, ringraziando gli Stati Uniti per gli sforzi diplomatici, ma ribadendo la legittimità delle proprie azioni.