Lo sforzo diplomatico per arrivare a una soluzione della guerra in Ucraina sembra registrare qualche timido passo avanti, mentre sul terreno il conflitto continua a mostrare tutta la sua drammaticità.

A riaccendere l’allarme è stata una rivelazione del premier norvegese Jonas Gahr Store, secondo il quale l’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarebbe stato sfiorato da un drone mentre stava per decollare dalla Moldavia diretto a Oslo. L’episodio è stato riferito nelle stesse ore in cui Kiev denunciava nuovi attacchi russi al confine tra Ucraina e Moldavia, dove un raid di droni contro il valico stradale di Starokozache avrebbe provocato due morti e tre feriti. Al momento non è stato chiarito se vi sia un collegamento tra i due fatti.

Sul fronte diplomatico, tuttavia, emergono segnali di possibile apertura. Zelensky si è dichiarato «pronto al compromesso», precisando però che eventuali concessioni dovranno arrivare da entrambe le parti. Il presidente ucraino ha inoltre ribadito la necessità di coinvolgere l’Europa nei negoziati.

Anche Mosca ha lasciato intravedere la possibilità di una ripresa del dialogo. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha parlato di una volontà politica comune di tornare a colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, mentre il consigliere Yuri Ushakov ha evocato la possibilità di nuovi incontri ad Abu Dhabi. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin a novembre, in occasione del vertice Apec in Cina.

Zelensky ha spiegato che Kiev sta lavorando con Washington alla definizione di un possibile formato trilaterale e ha insistito sul fatto che l’Ucraina non può essere l’unica parte chiamata a fare concessioni. Sul ruolo europeo è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo il quale sarebbe opportuno coinvolgere l’intera Unione europea, comprese Italia e Polonia, e non soltanto singoli Paesi.

Resta però profonda la distanza tra le posizioni. Mosca accusa Kiev di non compiere passi concreti verso la pace e considera un eventuale cessate il fuoco temporaneo un vantaggio per l’Ucraina, che potrebbe così rafforzare le proprie difese. Zelensky, dal canto suo, continua a chiedere nuove forniture militari, in particolare sistemi Patriot, oltre a sanzioni più efficaci contro la Russia.

Intanto la guerra prosegue anche a lunga distanza. L’intelligence militare ucraina ha rivendicato attacchi contro una base navale russa e la fregata Admiral Essen a Novorossiysk, mentre le autorità russe hanno riferito vittime tra i civili. Un drone ucraino avrebbe inoltre raggiunto per la prima volta la parte artica del Distretto federale degli Urali, a oltre 2.800 chilometri dal confine ucraino, colpendo un impianto energetico.

Tra aperture diplomatiche e nuova escalation militare, dunque, la prospettiva di un negoziato resta possibile ma ancora fragile, mentre sul terreno la guerra continua senza segnali concreti di una rapida conclusione.