KIEV – Per arrivare alla pace in Ucraina sarà necessario che sia Mosca sia Kiev accettino compromessi e riducano le questioni ancora aperte. È il messaggio lanciato dal mediatore statunitense Steve Witkoff, arrivato a Kiev insieme a Jared Kushner a bordo del “Peace Express” dopo i colloqui svolti a Mosca.
La nuova missione diplomatica americana non ha però prodotto, almeno per ora, progressi decisivi. Witkoff si è detto comunque fiducioso, sostenendo che esistano gli elementi necessari per arrivare a un’intesa, pur riconoscendo la difficoltà del percorso.
Più prudente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che nei colloqui con gli inviati americani ha posto l’accento anche sulla necessità di nuovi sistemi Patriot e su un “pacchetto invernale” di sostegno, indispensabile nel caso in cui il conflitto proseguisse nei prossimi mesi.
Il principale ostacolo resta la questione territoriale. Mosca continua a rivendicare le quattro regioni ucraine parzialmente occupate, mentre Kiev chiede di congelare la linea del fronte. Zelensky ha ribadito che una questione di tale portata potrà essere risolta soltanto a livello presidenziale.
Per questo torna l’ipotesi di un futuro vertice trilaterale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti. Kushner ha confermato che Washington sta lavorando a un più ampio “pacchetto di pace” per favorire un’intesa.
Le distanze restano però profonde anche sul futuro assetto dell’Ucraina. La Russia punta a un Paese neutrale e fortemente demilitarizzato, mentre Kiev insiste sulla necessità di ottenere solide garanzie di sicurezza e di mantenere forze armate capaci di difenderne il territorio.
Intanto i combattimenti e i raid proseguono e aumentano anche le tensioni tra Mosca e l’Europa. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha duramente criticato la Germania per le accuse legate alla vicenda dei droni all’aeroporto di Lipsia, mentre Berlino prepara nuove misure di protezione contro possibili minacce russe.
L’Unione europea continua a sostenere Kiev. Il commissario alla Difesa Andrius Kubilius ha indicato in Vladimir Putin la causa principale del conflitto, mentre nella capitale ucraina sono presenti anche i consiglieri per la sicurezza di Germania, Regno Unito e Francia, a conferma dell’appoggio europeo a Zelensky e alla richiesta di una “pace dignitosa”.
In Italia, il senatore del Pd Filippo Sensi ha chiesto chiarimenti al governo sul coinvolgimento italiano nei negoziati, esprimendo preoccupazione per una possibile marginalizzazione di Roma.
Ora la diplomazia torna nelle mani di Donald Trump, che dovrebbe confrontarsi con i suoi inviati prima di parlare con Vladimir Putin e successivamente con Zelensky. La finestra per una possibile intesa resta però stretta, anche perché Kiev teme che l’attenzione americana possa progressivamente spostarsi verso le prossime elezioni di midterm, mentre l’Ucraina si prepara ad affrontare un altro difficile inverno di guerra.










