Le trattative tra Unione Europea e Stati Uniti sui dazi sono giunte a un punto critico: un’intesa sembra vicina, ma tutt’altro che garantita. Al centro del negoziato c’è la proposta di una tariffa unica del 15% su scambi commerciali selezionati, con alcune esenzioni da definire. Lo schema segue il modello dell’accordo già siglato tra Washington e Tokyo e ha ricevuto un primo consenso dai rappresentanti permanenti dei 27 Paesi UE.

Il fulcro dell’accordo sarebbe l’introduzione di un dazio del 15%, giudicato accettabile dagli Stati membri in quanto porterebbe a una riduzione delle tariffe attualmente in vigore su settori chiave, come l’automotive, oggi soggetto a un’imposta del 27,5%. In cambio, l’UE potrebbe accettare l’adozione di alcuni standard tecnici statunitensi. Il 15% includerebbe anche la clausola della “Nazione più favorita” (MFN), già utilizzata per evitare discriminazioni commerciali tra le parti.

Tra i settori che potrebbero beneficiare di esenzioni figurano aeronautica, prodotti agricoli, alcolici, legname e dispositivi medici. Tuttavia, non vi è alcun segnale che Washington sia disposta a rivedere l’attuale dazio del 50% sull’acciaio.

La Commissione Europea, consapevole della delicatezza del momento, ha inasprito la sua posizione, unendo due liste di controdazi (da 21 e 72 miliardi di euro) in una sola misura difensiva. La nuova lista sarà sottoposta all’approvazione del Comitato per le barriere commerciali e potrebbe entrare in vigore dal 7 agosto, nel caso in cui non si raggiunga un accordo.

Inoltre, si fa strada tra i 27 Paesi l’ipotesi di attivare lo “Strumento anti-coercizione” – il cosiddetto “bazooka” europeo – che permetterebbe misure come nuovi dazi, restrizioni su investimenti, esclusioni da appalti pubblici e persino revoca di diritti di proprietà intellettuale. Francia e altri Paesi spingono per un’attivazione immediata, mentre l’Italia si mostra più cauta.

Altra fonte di tensione è il rispetto da parte delle Big Tech americane delle normative europee come il Digital Services Act e il Digital Markets Act. Gli USA hanno criticato duramente la regolamentazione UE, definendola una forma di censura “orwelliana”.

Mentre l’intesa transatlantica resta in bilico, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato con Antonio Costa e Kaja Kallas un’“Alleanza per la competitività” con il Giappone, volta anche a promuovere la riforma del WTO. Ma l’attenzione si sposta ora sulla Cina, dove è atteso un difficile vertice con il presidente Xi Jinping.

L’accordo tra UE e USA sembra vicino, ma è ancora appeso alla volontà del presidente Trump. Se il negoziato fallisse, si aprirebbe la strada a una vera guerra commerciale, con dazi fino al 30% e contromisure senza precedenti. L’Europa si prepara, unita, al peggio, ma continua a sperare in un’intesa dell’ultimo minuto.