Un’indagine della Procura di Roma scuote ai vertici l’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Il presidente Pasquale Stanzione e l’intero Collegio risultano indagati per ipotesi di reato pesanti, che vanno dalla corruzione al peculato. L’inchiesta, avviata nei mesi scorsi anche sulla scia di una serie di servizi televisivi di Report, ha registrato una brusca accelerazione giovedì mattina con le perquisizioni della Guardia di Finanza e il sequestro di documenti, telefoni e computer.

Al centro del procedimento, coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, ci sarebbero presunte “spese pazze” sostenute dall’organo di vertice dell’Autorità e sospetti episodi di corruzione legati a sanzioni ritenute opache o attenuate negli ultimi due anni. Secondo gli inquirenti, le acquisizioni effettuate mirano a rafforzare un impianto accusatorio che poggia anche sulle dichiarazioni di alcuni testimoni, tra cui l’ex segretario generale Angelo Fanizza, dimessosi due mesi fa dopo la controversia sulla ricerca della presunta “talpa” che avrebbe fornito materiale alla trasmissione di Rai 3.