Il più limpido, onesto, pratico e realista tra i politici in circolazione? Clemente Mastella, vecchia scuola. Ha le sue truppe cammellate al Sud, una piccola forza d’urto. Noi  ci siamo, dice e siamo pronti a rompere le uova nel paniere degli altri. Ma se serve non disdegniamo la frittata.  Vale a dire, basta  esserci,  non ci facciamo grossi problemi, né di appartenenza né di altro. Non a caso Mastella appartiene ad un’altra politica, alla Prima Repubblica. Come l’incredibile, inaffondabile Bruno Tabacci,  stessa matrice democristiana e stesse esperienze  del politico di Benevento,  passato attraverso le forche caudine di Mani Pulite e ancora oggi abile tessitore di alleanze ed equilibri. Anzi, è lui che tiene in piedi Di Maio offrendogli la sponda giusta con il Centro Democratico. Alleanza, niente raccolta di firme, una casa con un tetto, insomma. Viva la faccia e niente ipocrisie. Ma per il resto il panorama politico elettorale di questi giorni offre soltanto manovre al limite della decenza, accordi tattici mascherati da grandi intese, mercanteggiamenti di ogni tipo. In realtà stanno male tutti, nessuno era preparato sul serio ad una tornata elettorale così anticipata e con l’estate di mezzo. E tutti devono arrangiarsi, in un modo o nell’altro, a destra come a sinistra. Tutti orfani di Draghi, in un modo o nell’altro e paradosso dei paradossi, l’ex premier in carica per gli affari correnti sta lavorando per risolvere prima che sia troppo tardi i problemi aperti mentre i suoi ex alleati di governo e i suoi avversari giocano partite truccate, inventando alleanze che non sopravviveranno probabilmente al dopo elezioni. Centro destra più forte? A parole. Ma chi comanda in caso di vittoria? Non s’è capito. Centro sinistra in grado di affrontare le urne? Ma gli elettori si fideranno sul serio dell’accordo Letta-Calenda- Bonino? E Calenda è affidabile? E i resti del pattuglione grillino, con il povero Conte a galleggiare su una minestra immangiabile? E Renzi, costretto a correre da solo (salvo che qualcuno non lo imbarchi in extremis? Restano le sabbie mobili del centro, dove navigano i vecchi ex democristiani e una serie di partitini alla ricerca di un polo comune. Saranno utili – magari indispensabili – al  vincitore di questa pazza campagna elettorale.
Sullo sfondo un’altra realtà. Quella del paese, che arranca, si trascina. In buona parte è in riserva, riesce appena a sopravvivere, fiaccata dalla crisi, dalla pandemia, da una quotidianità difficile, complicata. Ma l’economia tira (lo si desume dal Pil in crescita), cresce il numero degli occupati, nonostante il settore alberghiero, della ristorazione e della accoglienza non riesca a trovare personale. Ma quello c he fa impressione è il distacco siderale tra la classe politica che riempie di dichiarazioni stupide e ridondanti i media e l’Italia reale, quella che vede messa a forte rischio la propria salute mentale da situazioni assurde, da politiche economiche e sociali incomprensibili, da una tensione insopportabile che ogni giorno fa perdere la testa a qualcuno. E’un paese violento, scomposto, confuso, irritato e irritabile. Ma alla politica non interessa, non sarebbe comunque capace di prenderla in carico e tirarla fuori dai guai. Non siamo messi bene, inutile negarlo.