Roberto Vannacci rompe apertamente con Matteo Salvini e con la linea ufficiale della Lega sul sostegno all’Ucraina. L’ex generale, da poco uscito dal partito ma ancora europarlamentare, appoggia un emendamento presentato da due deputati leghisti a lui vicini, Edoardo Ziello e Rossano Sasso, che chiede l’immediata cessazione dell’invio di armi a Kiev. Una mossa che segna un netto cambio di rotta rispetto alla posizione mantenuta finora dal Carroccio e che riapre le tensioni interne alla maggioranza alla vigilia del passaggio parlamentare del decreto Ucraina.

Vannacci, che ha perso l’incarico di vicesegretario ma non il seggio a Bruxelles, rivendica con forza la propria legittimazione elettorale e non intende dimettersi dal Parlamento europeo. Il suo sostegno all’emendamento rappresenta la prima vera rivalsa politica dopo l’addio alla Lega e colpisce uno dei temi più divisivi all’interno del partito: l’appoggio al presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Il malcontento sul dossier ucraino serpeggia da tempo tra i leghisti, ma finora era stato contenuto al momento dei voti in Aula. Le prime crepe si erano già manifestate a gennaio, quando Ziello e Sasso votarono contro una risoluzione di maggioranza, mentre al Senato Claudio Borghi si sfilò dal voto. Ora la sfida si fa più esplicita: oltre all’emendamento, i deputati hanno presentato anche un ordine del giorno che chiede di dirottare le risorse destinate agli aiuti militari verso il rafforzamento delle forze dell’ordine in Italia. Alla loro iniziativa si è unito Emanuele Pozzolo, ex Fratelli d’Italia.

Dai vertici della Lega arriva però un messaggio di fermezza. Il capogruppo Riccardo Molinari invita alla compattezza, pur definendo “non corretto” presentare emendamenti contrari alla linea del partito e della maggioranza. L’orientamento del Carroccio, assicurano fonti interne, resterà quello adottato finora, anche alla luce dell’evoluzione del conflitto e della fase negoziale in corso. L’ipotesi di un voto di fiducia sul decreto renderebbe di fatto irrilevante l’emendamento, evitando spaccature nella maggioranza e spostando l’attenzione sulle divisioni dell’opposizione, in particolare tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra.

Intanto Vannacci prosegue il suo percorso politico autonomo, con nuove tappe del tour “Il mondo al contrario” e una comunicazione social improntata alla rivendicazione identitaria. Al centro resta anche lo scontro con Salvini sul tema del mandato parlamentare. Il leader leghista critica la scelta di Vannacci di mantenere il seggio europeo e rilancia l’idea di rivedere il principio costituzionale dell’assenza di vincolo di mandato, sostenendo che chi cambia partito dovrebbe dimettersi.

Uno scontro che va oltre il decreto Ucraina e che segna una frattura politica destinata a pesare nei futuri equilibri della destra e della stessa Lega.