Il sindaco Simone Venturini rilancia il contributo d’accesso come strumento contro l’overtourism: l’ipotesi è portare la tariffa massima fino a 30 euro nelle giornate più affollate. Per farlo, però, serve una modifica della normativa nazionale. Nel 2026 il sistema ha generato oltre 5,2 milioni di euro di incassi con quasi 680 mila voucher a pagamento.

Venezia torna a discutere del futuro del contributo d’accesso. Dopo aver prospettato durante e subito dopo la campagna elettorale un tetto che avrebbe potuto raggiungere anche i 50 euro, il sindaco Simone Venturini indica ora una soglia più contenuta: fino a 30 euro, da applicare soltanto nelle giornate caratterizzate dai livelli più elevati di affluenza turistica.

Non sarebbe quindi una tariffa ordinaria né un prezzo fisso per entrare nel centro storico, ma il valore massimo di un sistema variabile che continuerebbe a prevedere importi più bassi nei periodi meno congestionati. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione resta quello di scoraggiare almeno una parte del turismo giornaliero nei momenti più critici e distribuire maggiormente le presenze durante l’anno.

L’idea di aumentare in maniera consistente il contributo non nasce oggi. Venturini aveva già indicato in campagna elettorale la necessità di rendere più incisivo il sistema e, dopo la sua elezione a sindaco nel maggio 2026, aveva parlato pubblicamente di un possibile tetto compreso fra 30 e 50 euro.

Il Comune conferma che Venturini è stato eletto sindaco con il 51,02% dei voti e che si è insediato alla fine di maggio, succedendo a Luigi Brugnaro.

La nuova indicazione intorno ai 30 euro ridimensiona quindi il massimo ipotizzato nei mesi scorsi, ma mantiene intatto il principio: il prezzo dovrebbe aumentare soprattutto nei giorni nei quali la domanda è maggiore.

Venturini ha spiegato che la soglia dei 30 euro costituirebbe un massimo raggiungibile soltanto nelle giornate di maggiore pressione turistica. In precedenza l’amministrazione aveva paragonato il modello a quello della tariffazione dinamica dei biglietti aerei: prezzi più contenuti con largo anticipo e importi crescenti quando aumentano le prenotazioni e si avvicina la data della visita.

Oggi il limite previsto dalla legge è molto più basso.  L’ostacolo principale non è però amministrativo, bensì normativo.

Il contributo di accesso veneziano deriva dall’articolo 1, comma 1129, della legge 145 del 2018, che autorizza Venezia ad applicare un contributo alternativo all’imposta di soggiorno. Il rinvio normativo fissa attualmente il limite massimo nell’ambito previsto dalla legislazione nazionale; per arrivare a 30 euro sarebbe dunque necessaria una modifica approvata a livello statale.

È proprio su questo terreno che il Comune ha aperto un confronto con Roma.

La questione era già stata posta dal nuovo sindaco immediatamente dopo l’elezione: tra i dossier indicati come prioritari Venturini aveva inserito proprio la necessità di una modifica normativa nazionale che consentisse di aumentare l’effetto dissuasivo del contributo.

Dal Governo non è ancora arrivato un via libera alla proposta.

Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, intervenendo a Venezia il 23 settembre, ha manifestato prudenza nei confronti di nuovi aumenti della fiscalità turistica. Ha però riconosciuto che Venezia presenta caratteristiche particolari e che, proprio per questo, il caso merita un approfondimento specifico.

Il ministro ha sottolineato che il Governo intende muoversi con “equilibrio e buon senso”, mantenendo una posizione generalmente cauta anche sull’aumento dell’imposta di soggiorno chiesto da numerose città.

Venturini sostiene che non vi sia una contrapposizione con il ministero e che il dialogo istituzionale sia in corso. Per il momento, quindi, quota 30 resta una proposta politica e amministrativa, non una tariffa già approvata.

I numeri dell’ultima sperimentazione permettono intanto di valutare le dimensioni raggiunte dal contributo.

Nel 2026 il ticket è stato applicato per 60 giornate non consecutive, dal 3 aprile al 26 luglio, nella fascia oraria compresa fra le 8.30 e le 16.

Secondo i dati provvisori ufficiali del Comune, sono stati emessi 679.553 voucher a pagamento, con un incasso complessivo di 5.215.035 euro.

Di questi, 316.099 ticket, pari al 46,5%, sono stati acquistati al prezzo di 5 euro grazie alla prenotazione anticipata; gli altri 363.454, il 53,5%, sono stati pagati 10 euro perché acquistati nei giorni più vicini alla visita.

La tariffa del 2026 prevedeva infatti due fasce: 5 euro per chi pagava entro il quart’ultimo giorno precedente all’accesso e 10 euro per chi acquistava il titolo successivamente.

Rispetto al 2025, quando gli incassi erano stati circa 5,4 milioni, il risultato economico è rimasto sostanzialmente stabile nonostante le differenze di calendario e di distribuzione delle giornate.

Un chiarimento importante riguarda inoltre i numeri citati in alcune ricostruzioni: i circa 680 mila non sono euro, ma voucher a pagamento emessi nel 2026.

L’amministrazione sostiene che dal sistema siano emersi alcuni segnali favorevoli.

I dati preliminari del Comune indicano una riduzione del 32,3% della media giornaliera dei voucher rispetto al 2024 e una minore frequenza delle giornate caratterizzate dai livelli di afflusso più elevati. Lo stesso Comune invita però alla cautela, precisando che nel confronto devono essere considerate variabili come calendario, festività e condizioni meteorologiche.

Il contributo non viene quindi presentato dall’amministrazione come un vero numero chiuso, ma come uno strumento per raccogliere informazioni sui flussi, incentivare la prenotazione anticipata e tentare di orientare le visite verso periodi meno congestionati.

Parte delle risorse viene inoltre utilizzata, al netto dei costi di gestione, per servizi cittadini: il Comune ha comunicato che 1,771 milioni di euro sono stati destinati alla riduzione della Tari.

Proprio sull’efficacia del sistema continua però il confronto politico.

Esponenti dell’opposizione veneziana hanno contestato il contributo sostenendo che non abbia prodotto risultati sufficienti nella gestione dei flussi. Il consigliere comunale del Pd Nicola Pellicani, ad esempio, aveva definito la misura inefficace sia sotto il profilo della pianificazione sia rispetto ai costi di gestione. Anche Avs aveva criticato l’ipotesi di tariffe molto elevate, sostenendo che rischierebbero di selezionare i visitatori in base alla capacità di spesa. Si tratta di valutazioni politiche contestate dalla maggioranza cittadina.

Di segno diverso la posizione espressa in precedenza dall’Associazione Veneziana Albergatori, favorevole all’idea di una tariffa variabile più elevata nei momenti di maggiore pressione, ritenuta uno strumento potenzialmente utile per spostare parte delle visite verso periodi meno affollati.

Il punto centrale della nuova proposta è quindi la tariffazione dinamica.

Il modello immaginato dal Comune potrebbe mantenere importi contenuti per chi pianifica la visita in anticipo e farli crescere progressivamente nei giorni nei quali le prenotazioni indicano una forte pressione sul centro storico. Il tetto di 30 euro interverrebbe soltanto nei casi più critici.

Venturini ha anche ipotizzato di collegare il contributo a vantaggi per chi lo paga, come sconti sui musei, sui servizi igienici o sul merchandising cittadino, trasformando almeno in parte il ticket da semplice costo d’ingresso in uno strumento associato a servizi.

Resta tuttavia ancora da definire la struttura concreta della misura: giornate interessate, fasce tariffarie, criteri utilizzati per stabilire quando applicare il massimo e categorie esenti dovranno essere disciplinati in un secondo momento.

Il futuro del contributo di accesso veneziano dipenderà quindi in larga misura dal Parlamento e dal Governo.

Senza una modifica alla normativa nazionale, il Comune non può autonomamente portare il ticket a 30 euro. La trattativa con Roma servirà a capire se sarà concessa a Venezia una disciplina speciale, considerando le caratteristiche eccezionali della città e la pressione esercitata dal turismo giornaliero.

L’ipotesi segna comunque un’evoluzione significativa del progetto avviato nel 2024: da sperimentazione limitata a poche giornate e con tariffa uniforme, il contributo sta progressivamente assumendo la forma di un sistema di gestione dinamica dei flussi.

La sfida sarà dimostrare se un prezzo molto più elevato nei giorni da “bollino rosso” riuscirà effettivamente a modificare le scelte dei visitatori e a ridurre la congestione, oppure se si tradurrà soprattutto in un aumento degli introiti comunali. Su questo punto, dati futuri e valutazioni indipendenti saranno decisivi per misurarne concretamente gli effetti.