Nella serata del Venerdì Santo si è svolta al Colosseo la tradizionale Via Crucis, uno dei momenti più intensi e simbolici della Settimana Santa. A guidare il rito, su delega di Papa Francesco, è stato il cardinale vicario di Roma Baldo Reina, mentre i testi delle meditazioni sono stati scritti dallo stesso Pontefice.
Anche quest’anno – il terzo consecutivo – Papa Francesco non ha potuto presiedere la cerimonia, a causa delle sue fragilità respiratorie e delle difficili condizioni dovute all’orario serale e alla celebrazione all’aperto.
Il filo conduttore delle meditazioni è stato il dolore per un mondo “a pezzi”, segnato da guerre, disuguaglianze e indifferenza. Al centro delle riflessioni anche gli “scartati” della società, le vittime di un’economia disumana e i tanti dimenticati delle periferie del mondo. Il Papa denuncia un sistema in cui “novantanove valgono più di uno” e in cui le persone sono ridotte a numeri, governate da logiche fredde e calcoli spietati.
Tuttavia, il messaggio di Francesco è attraversato dalla speranza: l’invocazione a una “economia di Dio” che non uccide né scarta, che accoglie e si prende cura. Una visione che anticipa i temi del prossimo Giubileo 2025.
La Via Crucis è stata anche un richiamo alla solidarietà concreta. A portare la croce tra una stazione e l’altra sono stati medici, migranti, disabili e volontari: un gesto potente per ribadire l’urgenza di un mondo più umano e vicino agli ultimi.
Nel testo, Papa Francesco chiede al Signore di “fermare la nostra corsa” quando diventiamo ciechi all’altro, sordi al dolore e chiusi nell’indifferenza. Invoca lacrime “sincere e non di circostanza” per il mondo martoriato, e chiede conforto per una “Chiesa lacerata” e per una società che ha bisogno di ritrovare compassione e fratellanza.
A precedere la Via Crucis, nella Basilica di San Pietro, si è tenuto il rito della Passione presieduto dal cardinale Claudio Gugerotti, sempre su delega del Papa. Tra i presenti anche il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance con la famiglia, in un momento di forte valore spirituale e simbolico, in cui Roma si è fatta ancora una volta crocevia di fede, riflessione e speranza.










