di WANDA CHERUBINI
VITERBO – Allarme per la sanità privata nella Tuscia. Il responsabile del dipartimento sociosanitario Cisl Viterbo, Mario Malerba dice al riguardo: “Trattandosi di un problema delicato e complesso mi ero riproposto di intervenire in seguito sulla situazione delle strutture Nuova Santa Teresa e Salus anche perché era da tempo all’attenzione della ASL di Viterbo.
Il 26 luglio ultimo scorso la Regione Lazio a firma del Direttore Regionale ha inviato una nota alle associazioni di categoria AIOP, ARIS E UNINDUSTRIA avente all’oggetto e in sintesi la definizione delle soglie di sottoscrivibilità dei contratti, classificando quelle strutture regionali con meno di 30/60 posti letto. Più semplicemente i requisiti per continuare in regime di accreditamento.
La stessa nota per conoscenza fu inviata anche ai Direttori Generali della ASL del Lazio. Nella stessa nota sono elencate 24 strutture perché rientranti in quelle interessate dal D.M numero 70 del 2 aprile 2015 meglio conosciuto come decreto Balduzzi.
Nell’elenco anche Nuova Santa Teresa e Salus che insistono nella nostra provincia.
La prima con 24 posti letto accreditati più altri 150 circa autorizzati di diversa tipologia tra cui la dialisi funzionante a pieno regime e posti letto di chirurgia e riabilitazione. La seconda , Salus ,con 20 posti letto di medicina accreditati e 5 posti letto di Hospice.
In data 18 settembre la proprietà della Salus ha convocato una assemblea dei dipendenti ed ha invitato le organizzazioni sindacali presenti nella struttura : CGIL CISL E USB. Per impegni concomitanti la Cgil non ha potuto partecipare ma ha chiesto di essere ragguagliata di quanto detto in assemblea cosa che ho puntualmente fatto contattando il responsabile della sanità privata Cgil concordando insieme di coinvolgere le nostre segreterie regionali e metterle al corrente del rischio chiusura palesato.
Personalmente, visto che il decreto ministeriale è del 2015 , non vedo possibilità di proroghe anche se in politica tutto può succedere. Per le due strutture che ci interessano e catalogate come livello B ( monospecialistica con meno di 30 posti letto ) tra le varie ipotesi si ipotizzano: riconversione in strutture territoriali e/o ambulatoriali che non risolverebbe il problema e fusione con altra/e struttura/e sanitarie regionali attraverso la costituzione di un unico soggetto giuridico con collocazione di tutti i posti letto presso uno o due o più stabilimenti.
Ed è proprio in questo la delicatezza del problema come detto all’inizio di questa mia.
Ci giungono notizie, non confermate, che le altre ventidue strutture regionale interessate stanno provvedendo a riconversioni o fusioni e sappiamo per certo di confronti tra le due proprietà, ultimo dei quali lunedì scorso alla presenza congiunta con la ASL che però non ha sortito risultati.
Resta il fatto che la nostra comunità non può permettersi di perdere oltre cento posti di lavoro, non può permettersi di perdere 44 posti letto accreditati che supportano il pronto soccorso di Belcolle con circa 1600 ricoveri annui e che abbasserebbe ulteriormente il nostro già critico rapporto abitanti/ posti letto. È il momento di evitare eventuali schermaglie politico sindacali.
È il momento che tutti i soggetti interessati istituzionali e non si adoperino per ricercare ogni possibile soluzione. Per conto nostro e parlo di tutto il mondo sindacale siamo già impegnati“.