Circa 100.000 pazienti seguiti in assistenza domiciliare per cure palliative e terapia del dolore sul territorio in un anno, ognuno di loro assistito soprattutto dagli infermieri che, secondo l’annuario statistico del ministero della Salute 2019, hanno effettuato mediamente il triplo di accessi e gli hanno dedicato il triplo delle ore rispetto ad altri professionisti sanitari. Purtroppo, la carenza di personale ha pesato molto sull’assistenza – secondo l’Università Bocconi per un’Adi che si rispetti e raggiunga il 10% del servizio erogato dall’attuale 4-6%, dovrebbero essere dedicati almeno 70mila infermieri – e il tempo da dedicare a ogni accesso domiciliare si è ridotto drasticamente in funzione dell’aumento degli accessi, per consentire ai porofessionisti di non lasciare solo nessuno.

Ma gli infermieri lo sanno e per questo si sono moltiplicate le best practice di cure palliative e terapia del dolore, di cui molte sono state anche premiate durante il congresso itinerante della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), durato un anno e che ha toccato tutte le Regioni con lo slogano “Ovunque per il bene di tutti”.

Così, ad esempio, il Bambino Gesù di Roma cura a casa i piccoli pazienti oncoematologici con un meccanismo di ospedalizzazione domiciliare che finora ha consentito di assistere 900 pazienti e ridurre più di 10mila accessi in ospedale, risultato vincente per l’assistenza durante la pandemia.

O anche il Primo ambulatorio infermieristico territoriale a Partinico (Palermo), che si pone l’obiettivo di diventare un punto di riferimento nel territorio e nell’assistenza di tutte le patologie geriatriche, cronico degenerative e oncologiche e nella terapia del dolore.

Sempre a Roma è nato all’Università Campus Biomedico un Centro di cure palliative “Insieme nella cura”, il primo a essere affidato alla responsabilità di un’infermiera, con l’obiettivo di garantire la migliore qualità delle cure per i pazienti in fase avanzata di malattia offrendo al territorio un servizio ispirato da una visione olistica dell’assistenza alla persona.

Il prendersi cura, la valorizzazione delle risorse della persona assistita, il rispetto dell’autonomia e dell’autodeterminazione, la continuità e la qualità delle cure che riconoscano la dinamicità dei bisogni con un approccio di integrazione con gli altri professionisti, sono i punti chiave che gli infermieri di cure palliative hanno indicato in un loro documento come ‘core competence’ della professione.

E poiché nessuna professione è in grado di rispondere da sola a questi bisogni, gli infermieri riconoscono che la gestione della complessità degli assistiti potrà essere maggiormente efficace se ogni membro del team è consapevole del proprio specifico contributo, se tutti lavoreranno per il paziente nella Rete per le cure palliative, come anche ribadita nel ‘DM 71’, la delibera 21 aprile 2022 del Consiglio dei ministri che detta i nuovi standard per l’assistenza territoriale.

Reti riconosciute anche negli accordi Stato Regioni approvati negli anni per dare gambe alla legge 38/ 2010 che finora ha proceduto al rallenty, definendole aggregazioni funzionali e integrate delle attività di Terapia del Dolore erogate nei diversi setting assistenziali, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone affette da dolore indipendentemente dalla sua eziopatogenesi,

favorendone quando possibile la reintegrazione nel contesto sociale e lavorativo.

“Nel nostro nuovo Codice deontologico – spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli ordini degli infermieri -, richiamiamo gli infermieri alla responsabilità del curare e prendersi cura della persona, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere: l’infermiere si attiva per prevenire e contrastare il dolore e alleviare la sofferenza e si adopera affinché l’assistito riceva tutti i trattamenti necessari, tutela la volo”.

“Gli infermieri nelle cure palliative sono una figura essenziale proprio per la vicinanza che caratterizza la loro professione con i pazienti. La loro presenza, nonostante manchi ancora una specializzazione specifica, è costante e necessaria a chi soffre e alle famiglie, per essere degnamente accompagnati e assistiti in questi momenti difficili e spesso purtroppo terminali della vita”, ha detto Maurizio Zega, consigliere del Comitato centrale FNOPI che ha rappresentato la Federazione alla presentazione della Gionata del Sollievo 2022.