Volodymyr Zelensky si prepara a ridisegnare ancora una volta la squadra di governo. Dall’inizio della guerra l’esecutivo ucraino ha già conosciuto numerosi cambiamenti tra ministri, sottosegretari, vertici militari e funzionari. Ora a lasciare l’incarico dovrebbe essere Yulia Svyrydenko, premier da appena un anno, in un rimpasto che, secondo i media ucraini, avrebbe sorpreso anche diversi parlamentari del partito presidenziale Servitore del Popolo.
L’annuncio è arrivato dallo stesso Zelensky, che su X ha parlato di “cambiamenti di personale” necessari per garantire l’attuazione di una nuova strategia politica. Il presidente ha ringraziato Svyrydenko per il lavoro svolto e ha spiegato di averle proposto di guidare un nuovo e importante settore nei rapporti con un partner chiave, senza però fornire ulteriori dettagli.
Le parole del capo dello Stato hanno immediatamente alimentato le indiscrezioni. Secondo alcuni media ucraini, Svyrydenko, già ministra dell’Economia e figura centrale nell’accordo sui minerali con Washington, potrebbe essere destinata al ruolo di ambasciatrice negli Stati Uniti. In questo caso prenderebbe il posto di Olga Stefanishyna, nominata appena un anno fa.
Proprio Stefanishyna, secondo Rbc Ucraina, sarebbe finita nel mirino della Nabu, l’autorità anticorruzione ucraina. La stessa agenzia era stata al centro dello scandalo che nel novembre 2025 aveva coinvolto la cerchia ristretta di Zelensky e che, pochi mesi dopo, aveva portato a un pesante rimpasto di governo, culminato con l’uscita di scena di Andriy Yermak, ex capo dell’ufficio presidenziale e per anni considerato il braccio destro del leader ucraino.
Resta aperta anche la partita sulla successione alla guida del governo. Tra i nomi indicati dalla stampa ucraina figura Serhii Koretskyi, attuale capo della compagnia energetica statale Naftogaz. Circola anche l’ipotesi di un ritorno di Denys Shmyhal, già premier prima di Svyrydenko e oggi ministro dell’Energia. Altri profili citati sono quelli di Mykhailo Fedorov, ministro della Difesa, e di Ihor Terekhov, sindaco di Kharkiv. Tutti hanno avuto incontri con Zelensky nelle ultime ore.
Al di là delle indiscrezioni, il presidente ucraino ha indicato le priorità della nuova fase politica. Sul fronte estero, Kiev punta all’attuazione dell’accordo con Washington per la produzione in Ucraina di missili antiaerei Patriot, al progetto antibalistico europeo, ai negoziati per l’adesione all’Unione europea e al rafforzamento delle relazioni con i Paesi vicini, in particolare Polonia e Ungheria.
Zelensky ha spiegato che ogni area strategica della politica estera sarà affidata a una figura con esperienza specifica. Sul piano interno, invece, il presidente ha richiamato l’urgenza di rafforzare il lavoro nelle regioni di confine e in quelle più esposte agli attacchi russi. Un’altra priorità sarà la preparazione all’inverno, considerata fondamentale per resistere a possibili nuove minacce contro infrastrutture ed energia.
Il rinnovamento riguarderà non solo il Consiglio dei ministri, ma anche i vertici delle agenzie di sicurezza e delle forze dell’ordine. Una prospettiva che ha colto di sorpresa parte della maggioranza. Secondo il Kyiv Independent, il partito Servitore del Popolo dovrebbe riunirsi il 14 luglio per discutere le modifiche all’esecutivo prima del voto parlamentare necessario ad approvare il rimpasto.
Alcuni deputati hanno definito la situazione insolita, osservando che le dimissioni dei membri del governo rappresentano di solito una scelta estrema e vengono spesso attese in autunno, con l’inizio della nuova stagione politica. In Ucraina, tuttavia, i rimpasti sono diventati frequenti dall’inizio dell’invasione russa.
Le continue sostituzioni hanno alimentato nel tempo le critiche verso Zelensky, accusato da alcuni oppositori e osservatori di una gestione troppo personalistica del potere. Uno degli episodi più discussi resta la rimozione di Valery Zaluzhny, ex comandante delle forze armate, poi inviato a Londra come ambasciatore mentre cresceva la sua popolarità nei sondaggi come possibile futuro sfidante del presidente.
Il nuovo rimpasto si inserisce dunque in una fase delicata per Kiev: da un lato la necessità di rafforzare la macchina statale in piena guerra, dall’altro il bisogno di rassicurare alleati e opinione pubblica sulla stabilità e sulla trasparenza della leadership ucraina.










