Manifestazioni in decine di città dopo la bocciatura dei decreti del governo Sánchez. Circa 70mila partecipanti nella capitale secondo le autorità. Tensioni a Valencia, mentre il premier valuta le conseguenze della sconfitta parlamentare

La crisi abitativa torna al centro dello scontro politico e sociale in Spagna. Migliaia di persone sono scese in piazza sabato 3 ottobre in numerose città del Paese per chiedere interventi più incisivi sul costo degli affitti, sugli sfratti e sull’accesso alla casa, pochi giorni dopo la bocciatura al Congresso dei decreti approvati dal governo di Pedro Sánchez.

La manifestazione più partecipata si è svolta a Madrid, dove circa 70mila persone hanno preso parte alla mobilitazione secondo le autorità. Gli organizzatori del Sindicato de Inquilinas hanno indicato invece una partecipazione molto più alta, nell’ordine delle centinaia di migliaia. Cortei e iniziative si sono svolti complessivamente in circa cinquanta città spagnole.

Tra fischietti, chiavi e pentole utilizzate per le tradizionali “caceroladas”, dalla piazza madrilena è arrivata anche la richiesta di uno sciopero generale. Valeria Racu, portavoce del sindacato degli inquilini, ha spiegato che l’organizzazione intende discutere l’ipotesi con le organizzazioni sindacali. La protesta si inserisce in una mobilitazione cresciuta nelle ultime settimane, alimentata anche dal caso dello sfratto a Madrid di Maricarmen Abascal, 87 anni, divenuto uno dei simboli della contestazione.

Il Parlamento boccia le misure del governo

Ad accendere ulteriormente la protesta è stato il voto di venerdì 2 ottobre al Congresso dei deputati. Uno dei provvedimenti sull’emergenza abitativa è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli, dopo che Partito Popolare, Vox e i sette deputati di Junts per Catalunya hanno votato contro.

Il governo aveva presentato un pacchetto di interventi che comprendeva, tra le altre misure, l’estensione fino al 2030 di alcune protezioni contro gli sfratti, la disciplina degli affitti temporanei e delle stanze, una proroga di due anni per determinati contratti in scadenza e restrizioni alle operazioni speculative dei grandi fondi immobiliari.

Junts ha motivato il proprio voto sostenendo che i testi non fossero sufficienti per affrontare il problema e che alcune disposizioni rischiassero, secondo il partito catalano, di ridurre ulteriormente l’offerta di immobili in affitto. Il governo e il PSOE hanno contestato questa lettura, sottolineando che una parte consistente delle richieste avanzate da Junts era stata recepita durante il negoziato.

La portavoce di Junts al Congresso, Míriam Nogueras, ha comunque lasciato aperta la possibilità di una nuova trattativa, invitando i socialisti a tornare al tavolo per cercare un diverso accordo sul dossier abitativo.

Incidenti a Valencia: cinque arresti e nove agenti feriti

La giornata di mobilitazione è trascorsa senza gravi problemi nella maggior parte delle città, ma a Valencia il corteo si è concluso con scontri nei pressi del Palau de Les Arts, dove era in programma un incontro dedicato al settore immobiliare.

Secondo la Delegazione del Governo, alla manifestazione valenciana hanno preso parte oltre 6mila persone. Al termine del corteo alcuni partecipanti hanno superato le barriere predisposte intorno al complesso e il cordone delle forze dell’ordine. La polizia è intervenuta con cariche, lacrimogeni e proiettili di gomma. Il bilancio aggiornato riferito dalle autorità è di cinque persone arrestate e nove agenti feriti.

Dopo gli incidenti, alcuni giovani hanno inoltre dato vita a un nuovo presidio nella Plaza del Ayuntamiento di Valencia.

Alla protesta sociale si accompagna una fase di forte incertezza politica. Dopo la sconfitta parlamentare, Pedro Sánchez ha avviato un periodo di analisi sul futuro dell’esecutivo e sulle possibilità di recuperare almeno una parte delle misure decadute.

Fonti del governo citate da EFE hanno confermato che tra le possibilità esaminate figura anche quella di elezioni anticipate, pur precisando che una decisione non è stata ancora presa. La scadenza naturale dell’attuale legislatura resta nel 2027.

La situazione parlamentare continua infatti a essere particolarmente complessa per l’esecutivo, che non dispone da solo dei numeri necessari al Congresso e dipende dall’accordo con diverse forze territoriali e indipendentiste per approvare i provvedimenti più importanti.

Le rilevazioni disponibili mostrano contemporaneamente due fenomeni. Sul piano delle intenzioni di voto, una elaborazione pubblicata da El País sulla base dei sondaggi e di 20mila simulazioni attribuisce, nel suo scenario centrale, 137 seggi al Partito Popolare, 107 al PSOE e 62 a Vox. PP e Vox raggiungerebbero complessivamente 199 deputati, sopra i 176 necessari per la maggioranza assoluta al Congresso. Si tratta tuttavia di una simulazione basata sulle rilevazioni disponibili e non di una previsione certa del risultato di eventuali elezioni.

Sul tema specifico della casa, però, emerge un consenso più trasversale. Un’indagine di 40dB per El País e Cadena SER, realizzata online su 2.000 persone tra il 25 e il 28 settembre, rileva che il 67,5% degli intervistati è favorevole a limitare i prezzi degli affitti anche qualora ciò riduca la redditività dei proprietari.

La posizione è maggioritaria anche tra gli intervistati che dichiarano di votare PP, con il 56,5%, e Vox, con il 55,2%. L’82,4% del campione si dice inoltre favorevole a incrementare l’offerta di edilizia sociale, mentre tra il 70 e il 75% sostiene interventi come il rinvio degli sfratti per le persone vulnerabili e forme di regolazione degli aumenti dei canoni.

Il voto al Congresso non ha quindi chiuso il dossier, ma lo ha riportato direttamente nelle piazze. Da una parte il governo cerca una nuova maggioranza parlamentare con cui recuperare almeno parte delle misure decadute; dall’altra PP, Vox e Junts contestano, con motivazioni differenti, l’impostazione adottata dall’esecutivo.

Nel mezzo resta una pressione sociale crescente sui costi dell’abitazione. Secondo il sondaggio 40dB, la casa è ormai il secondo problema più citato dagli intervistati tra quelli che preoccupano maggiormente gli spagnoli.

Le manifestazioni del 3 ottobre mostrano quindi come la questione abitativa abbia ormai superato i confini del confronto parlamentare. Il prossimo passaggio sarà capire se il governo Sánchez riuscirà a costruire un nuovo accordo per riportare misure sulla casa davanti al Congresso o se la crisi politica aperta dalla bocciatura dei decreti avrà conseguenze più ampie sulla legislatura.