Una nuova fase nei rapporti tra Stati Uniti e Iran potrebbe aprirsi nei prossimi giorni. Dal vertice del G7 di Evian, il presidente americano Donald Trump ha annunciato il raggiungimento di un accordo preliminare con Teheran, definendolo un passo decisivo verso la stabilizzazione della regione e la risoluzione delle principali controversie tra i due Paesi.

Secondo Trump, l’Iran si è impegnato a non sviluppare né acquisire armi nucleari, mentre lo stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio energetico mondiale, tornerà pienamente operativo entro la fine della settimana.

La firma ufficiale del memorandum è attesa venerdì al Bürgenstock, prestigioso resort sulle montagne che dominano il lago di Lucerna, in Svizzera. A sottoscrivere il documento saranno il vicepresidente americano JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, rappresentanti delle due delegazioni negoziali.

L’intesa segnerà l’avvio di un periodo di sessanta giorni durante il quale le parti cercheranno di raggiungere un accordo definitivo sui dossier più delicati, tra cui il programma nucleare iraniano, la graduale revoca delle sanzioni economiche e lo sblocco di beni finanziari congelati.

Nel frattempo, da Teheran è arrivata la conferma della revoca del blocco statunitense legato allo stretto di Hormuz ancora prima della firma formale dell’accordo. Parallelamente, indiscrezioni provenienti dagli Stati Uniti indicano che Washington sarebbe pronta a consentire all’Iran di riprendere immediatamente le esportazioni di petrolio grazie a specifiche deroghe alle sanzioni.

Le prospettive di una normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi hanno già avuto effetti sui mercati internazionali. Il prezzo del petrolio ha registrato un ulteriore calo, raggiungendo i livelli più bassi degli ultimi tre mesi, segnale della fiducia degli operatori in un possibile allentamento delle tensioni geopolitiche nell’area.

Per l’amministrazione Trump, l’intesa rappresenta un importante successo diplomatico e l’inizio di un percorso che potrebbe ridefinire gli equilibri del Medio Oriente nei prossimi mesi.