Il Consiglio dei ministri approva la revisione voluta da Matteo Salvini. Sanzioni ridotte per numerose infrazioni, maggiori controlli sui veicoli senza assicurazione e documenti verificabili digitalmente. Patente B confermata a 18 anni, mentre sale a 70 anni il limite per i conducenti professionali di camion e autobus.
ROMA – Cambiano le regole della circolazione stradale in Italia. Il Consiglio dei ministri ha approvato, nella riunione di martedì 13 ottobre, la nuova riforma del Codice della strada, un provvedimento che punta a modificare il sistema delle sanzioni, rafforzare la sicurezza e semplificare gli adempimenti per milioni di automobilisti.
La revisione, promossa dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, arriva al termine di un confronto con oltre cento associazioni, operatori e rappresentanti delle categorie interessate.
L’impostazione scelta dal governo combina due obiettivi: alleggerire il peso economico delle infrazioni considerate meno gravi e introdurre misure più severe nei confronti delle condotte che mettono in pericolo gli altri utenti della strada.
Il provvedimento interviene su numerosi aspetti della mobilità, dalle assicurazioni alla circolazione delle minicar, dai mezzi elettrici alle patenti professionali, fino alle procedure di notifica delle contravvenzioni.
Le disposizioni annunciate dovranno completare il percorso normativo previsto prima di diventare applicabili. L’approvazione del Consiglio dei ministri non comporta, quindi, l’entrata in vigore immediata di tutte le nuove regole.
Una delle novità più rilevanti riguarda la revisione degli importi delle sanzioni amministrative.
Secondo il Ministero dei Trasporti, il nuovo sistema è stato elaborato per rendere le multe maggiormente proporzionate alla gravità delle violazioni, evitando penalizzazioni economiche considerate eccessive.
La riforma prevede la sospensione dell’aggiornamento automatico biennale delle sanzioni sulla base dell’inflazione e una riduzione di diversi importi minimi.
In particolare, alcune contravvenzioni attualmente fissate a 26 euro scenderanno a 25 euro, quelle da 42 euro passeranno a 40 euro, mentre per altre violazioni gli importi di 83 e 87 euro saranno uniformati a 80 euro.
Durante la fase preparatoria, il ministero aveva illustrato una revisione complessiva di 795 fattispecie sanzionatorie, con una diminuzione degli importi nella grande maggioranza dei casi e aumenti concentrati sui comportamenti ritenuti particolarmente pericolosi.
L’obiettivo dichiarato è distinguere più chiaramente le irregolarità di carattere amministrativo dalle violazioni che possono provocare incidenti e mettere a rischio l’incolumità delle persone.
Se da una parte vengono alleggerite numerose sanzioni, dall’altra aumenta il rigore nei confronti di chi utilizza un veicolo privo della necessaria assicurazione per la responsabilità civile.
Il nuovo testo prevede un divieto di circolazione senza una durata prestabilita per i mezzi sprovvisti della copertura obbligatoria, fino alla regolarizzazione secondo le procedure previste.
L’intervento mira a contrastare un fenomeno che può avere conseguenze particolarmente pesanti in caso di incidente, soprattutto quando le vittime devono ottenere il risarcimento dei danni.
Vengono inoltre rafforzate le misure nei confronti dei conducenti che utilizzano autobus o veicoli destinati al trasporto scolastico senza possedere i requisiti necessari.
Ulteriori disposizioni riguardano i mezzi con immatricolazione estera. Il governo intende rendere più efficace il recupero delle sanzioni non pagate e introdurre specifici obblighi assicurativi per i veicoli stranieri che circolano stabilmente sul territorio italiano per oltre trenta giorni.
Particolare attenzione viene riservata alle cosiddette minicar, i quadricicli leggeri che possono essere guidati anche dagli adolescenti in possesso dei requisiti previsti dalla legge.
Il governo intende contrastare soprattutto le modifiche tecniche effettuate per aumentare le prestazioni dei veicoli oltre i limiti consentiti.
Per i quadricicli leggeri, il limite di velocità previsto dalla normativa è di 45 chilometri orari. Gli interventi sui dispositivi di limitazione o sulle caratteristiche costruttive possono alterare le condizioni di sicurezza per le quali il mezzo è stato omologato.
La riforma introduce, oltre alle sanzioni pecuniarie e alle misure di immobilizzazione già previste, un ulteriore divieto di marcia della durata di trenta giorni.
La misura viene presentata dal Ministero dei Trasporti come uno strumento di tutela soprattutto per i conducenti più giovani, spesso utilizzatori di questi veicoli nei centri urbani.
Tra le decisioni più significative assunte nella versione approvata dal Consiglio dei ministri figura anche l’eliminazione della proposta di consentire il conseguimento della patente B a 17 anni.
L’ipotesi era stata inserita nelle prime bozze della riforma, ma non è stata mantenuta nel testo definitivo approvato dal governo.
Secondo quanto precisato dal ministero, la scelta è stata voluta da Salvini per privilegiare la maturità e la consapevolezza necessarie alla guida di un’automobile.
Rimane quindi fissata a 18 anni l’età ordinaria per conseguire la patente B, ferme restando le possibilità già previste dalla normativa per la guida accompagnata.
È stata inoltre abbandonata la proposta di introdurre specifiche sanzioni per i pedoni che utilizzano il telefono cellulare durante l’attraversamento sulle strisce.
La riforma punta anche a semplificare i controlli effettuati dalle forze dell’ordine.
Una delle disposizioni annunciate riguarda l’eliminazione dell’obbligo generalizzato di avere materialmente con sé la patente cartacea e la carta di circolazione, qualora i relativi dati possano essere verificati attraverso le banche dati disponibili agli organi di controllo.
L’obiettivo è ridurre gli adempimenti per gli automobilisti, valorizzando gli strumenti digitali già utilizzati dalla pubblica amministrazione.
Resta naturalmente necessario essere in possesso di una patente valida e guidare un veicolo regolarmente immatricolato e autorizzato alla circolazione.
Le modalità operative e gli eventuali casi nei quali continuerà a essere necessario esibire i documenti dovranno essere chiariti attraverso la disciplina attuativa.
Cambia anche la disciplina relativa all’età massima per la guida professionale dei mezzi pesanti e degli autobus.
Il nuovo provvedimento prevede l’innalzamento da 68 a 70 anni del limite anagrafico per i conducenti titolari delle patenti del gruppo 2, comprese le categorie C1, C1E, C, CE, D1, D1E, D e DE.
La prosecuzione dell’attività sarà subordinata alle verifiche periodiche previste per accertare il mantenimento dei requisiti di idoneità.
La modifica interessa il settore dell’autotrasporto e del trasporto passeggeri, comparti nei quali la disponibilità di conducenti qualificati rappresenta un tema importante per la continuità dei servizi.
L’innalzamento del limite non comporterà quindi un’autorizzazione automatica a guidare fino a 70 anni, ma richiederà il rispetto delle condizioni sanitarie e amministrative stabilite dalla normativa.
Novità importanti sono previste anche per motociclette, biciclette a propulsione elettrica e monopattini.
Per i motociclisti viene contemplata la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza autostradale in determinate situazioni di incidente o rallentamento, secondo le condizioni che saranno definite dalla normativa.
Il governo intende inoltre promuovere l’installazione di barriere di protezione specificamente progettate per ridurre le conseguenze degli impatti che coinvolgono i motociclisti.
Per i cicli a propulsione, categoria nella quale rientrano anche alcuni mezzi elettrici impiegati nelle consegne a domicilio, vengono introdotti obblighi relativi all’utilizzo del casco e di un contrassegno identificativo.
La misura non riguarda indistintamente tutte le tradizionali biciclette a pedalata assistita, per le quali continuano a valere le caratteristiche tecniche previste dalla normativa europea.
Per i monopattini elettrici, invece, viene previsto un divieto specifico di circolazione nelle situazioni in cui la presenza del mezzo costituisca intralcio o pericolo per i pedoni.
La riforma interviene anche sui tempi concessi alle amministrazioni comunali per notificare le violazioni accertate attraverso dispositivi automatici, senza contestazione immediata.
Il termine previsto dal nuovo testo scende da 90 a 45 giorni per le fattispecie interessate dalla modifica.
La riduzione punta a garantire una comunicazione più tempestiva delle infrazioni, permettendo agli automobilisti di conoscere prima la contestazione e di esercitare il diritto alla difesa.
Le nuove disposizioni dovranno essere coordinate con le diverse procedure di accertamento e notifica già previste dalla legislazione vigente.
Un capitolo particolarmente importante riguarda la mobilità delle persone con disabilità.
La revisione del Codice della strada introduce l’obbligo per tutti i Comuni di aderire alla Piattaforma Unica Nazionale Informatica dei Contrassegni Unici, il sistema destinato a favorire il riconoscimento del contrassegno CUDE su tutto il territorio italiano.
L’obiettivo è superare le difficoltà che ancora oggi costringono numerosi cittadini a comunicare preventivamente la propria targa ai singoli Comuni per accedere alle Zone a traffico limitato.
Con l’adesione generalizzata alla piattaforma, le verifiche potranno essere effettuate attraverso un sistema condiviso, riducendo gli adempimenti burocratici.
Per gli enti locali che non rispetteranno l’obbligo di adesione sono previste limitazioni nell’utilizzo dei dispositivi automatici di accertamento per determinate violazioni relative alla sosta riservata e all’accesso alle Ztl.
Il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli ha sottolineato che la misura intende rendere più semplice ed effettivo il diritto alla mobilità delle persone con disabilità, evitando che gli spostamenti tra Comuni differenti diventino un percorso burocratico complesso.
Tra le novità annunciate figura infine la possibilità di richiedere targhe automobilistiche personalizzate.
Il nuovo sistema dovrebbe consentire, su richiesta dell’interessato, l’assegnazione di combinazioni alfanumeriche secondo criteri e modalità stabiliti dalla normativa.
La disposizione si affiancherà alla possibilità già riconosciuta ai proprietari di veicoli storici di ottenere targhe conformi al periodo di costruzione, nel rispetto dei requisiti previsti.
Sarà necessario attendere le disposizioni applicative per conoscere nel dettaglio i limiti delle combinazioni consentite, le procedure di richiesta e gli eventuali costi aggiuntivi.
La revisione approvata dal governo si presenta come uno degli interventi più articolati degli ultimi anni sulla disciplina della circolazione stradale.
La scelta di diminuire molte sanzioni, accompagnandola con controlli più rigorosi sui comportamenti pericolosi, punta a ridefinire il rapporto tra automobilisti, amministrazioni e forze dell’ordine.
Restano tuttavia da valutare gli effetti concreti delle nuove disposizioni, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei mezzi leggeri, la gestione delle notifiche, la circolazione dei veicoli stranieri e la digitalizzazione dei documenti.
Il passaggio decisivo sarà rappresentato dal completamento dell’iter normativo e dall’adozione delle eventuali misure attuative.
Soltanto allora automobilisti, motociclisti, conducenti professionali e amministrazioni locali potranno conoscere con certezza le date di applicazione delle nuove regole.
L’obiettivo dichiarato dal governo rimane quello di costruire un sistema più semplice per chi rispetta le norme e più rigoroso nei confronti di chi mette a rischio la sicurezza sulle strade.
