In un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Milano, sono stati arrestati quattro individui e sospesi altri due, smantellando un network di presunti spioni gestito dall’ex poliziotto Carmine Gallo, il quale avrebbe agito sotto la direzione di Enrico Pazzali, presidente di Fondazione Fiera e proprietario della società investigativa Equalize. L’inchiesta ha rivelato una presunta rete di dossieraggio su larga scala, in grado di “tenere in pugno” cittadini, imprese e istituzioni, rappresentando così, secondo la Dda, una “minaccia per la democrazia”.
Il sistema, basato in via Pattari a Milano, avrebbe accumulato profitti illeciti per oltre 3,1 milioni di euro, raccogliendo dati sensibili su migliaia di cittadini, compresi membri delle più alte cariche dello Stato, come il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Senato Ignazio La Russa. Durante le indagini, una conversazione intercettata ha rivelato che l’account di posta elettronica di Mattarella potrebbe essere stato compromesso, suscitando preoccupazioni tra le istituzioni per la possibile esposizione delle informazioni.
Tra le figure coinvolte vi sono anche politici di primo piano come Matteo Renzi e Carlo Sangalli, e altre personalità di spicco come il legale siciliano Piero Amara, noto per il coinvolgimento nel caso “Loggia Ungheria”. Pazzali avrebbe inoltre cercato di espandere il portafoglio clienti della sua società puntando su grandi aziende, tra cui Heineken Italia e Amazon.
Le reazioni istituzionali sono state immediate e decise. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la situazione “intollerabile”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani l’ha definita una minaccia inaccettabile alla democrazia, aggravata dal rischio che informazioni riservate possano essere sfruttate da potenze nemiche. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto, sottolineando la necessità di capire se vi sia un “filo rosso” tra le attività di dossieraggio, e auspicando una riflessione parlamentare per regolamentare questo fenomeno che minaccia il corretto funzionamento della democrazia.
L’inchiesta continua, con ulteriori verifiche sui materiali sequestrati, per comprendere l’ampiezza delle attività di questo network di spionaggio e le sue implicazioni per la sicurezza e la democrazia in Italia.










