Filippo Turetta, responsabile dell’omicidio della sua ex fidanzata Giulia Cecchettin, è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Venezia, accogliendo la richiesta della Procura. Dopo sei ore di camera di consiglio, i giudici hanno riconosciuto l’aggravante della premeditazione, ma non quella della crudeltà, e hanno assolto Turetta dall’accusa di stalking.
La sentenza, letta in un’aula gremita e silenziosa, ha sancito il massimo della pena per Turetta, che ha ucciso Giulia con 75 coltellate per poi fuggire e abbandonare il corpo in un fosso. L’imputato ha ascoltato il verdetto senza reagire, mentre si concludeva così il primo capitolo di una vicenda che ha profondamente segnato la società italiana.
Le parole del padre di Giulia e il dolore dei familiari
Gino Cecchettin, padre di Giulia, ha commentato con dignità il verdetto: “Abbiamo perso tutti come società. Nessuno mi ridarà mia figlia. Come padre non è cambiato nulla, ma spero che questa tragedia insegni qualcosa.” Parole che il presidente della CEI, Matteo Zuppi, ha definito una “grande lezione di civiltà.”
Al contrario, altri familiari, come la nonna Carla Gatto, hanno espresso un dolore inconsolabile: “Il nostro dolore ci accompagnerà per sempre. Nessuna sentenza può darci pace.”
La Corte ha disposto un risarcimento per le parti civili, con 500.000 euro destinati al padre di Giulia, 100.000 euro ciascuno ai fratelli e 30.000 euro a nonna e zio. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni, ma l’ergastolo con l’aggravante della premeditazione segna un punto fermo.
Gli avvocati difensori hanno contestato alcuni aspetti della sentenza, sostenendo che il numero di coltellate non è sufficiente a dimostrare la crudeltà e che Giulia non temeva Turetta. L’imputato, detenuto a Verona, avrà la possibilità di chiedere benefici dopo 21-26 anni, in base al suo percorso in carcere.
Questo caso, segnato dalla freddezza dell’omicidio e dalla dignità della famiglia Cecchettin, rappresenta un monito per l’intera società sulla necessità di prevenire e combattere il femminicidio. Gino Cecchettin e la sua famiglia continuano a impegnarsi affinché tragedie simili non si ripetano mai più.










