Il futuro dell’ex Ilva di Taranto torna al centro del confronto politico e sindacale dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha respinto la richiesta di sospensione presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva. Resta quindi valido il decreto che prevede lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento entro la fine di ottobre.
Alla base della decisione c’è il principio della tutela della salute dei cittadini, considerato prioritario rispetto alla continuità produttiva. I giudici hanno infatti sottolineato che, nel conflitto tra il diritto all’esercizio dell’attività d’impresa e quello della popolazione alla salute e al rispetto dei limiti delle emissioni, deve prevalere quest’ultimo.
La pronuncia conferma dunque il percorso verso lo stop degli altoforni e delle cokerie dello stabilimento tarantino. La sospensione delle attività potrebbe avvenire progressivamente già nelle prossime settimane, fino ad arrivare alla completa fermata entro il termine fissato dalla magistratura.
Le amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva avevano chiesto di sospendere il provvedimento sostenendo che lo spegnimento degli impianti avrebbe provocato danni gravi e irreparabili, sia dal punto di vista industriale sia sul fronte occupazionale. La Corte non ha però accolto le loro argomentazioni.
Le conseguenze della decisione si fanno già sentire soprattutto nell’indotto. L’Aigi, associazione che rappresenta le aziende collegate all’ex Ilva, ha infatti annunciato la ripresa delle procedure di licenziamento collettivo, dopo la sospensione sollecitata nei giorni scorsi dal governo.
Sul futuro dello stabilimento è stato convocato un nuovo tavolo di confronto per martedì 15 settembre, come annunciato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. I sindacati chiedono tuttavia che l’incontro non si traduca esclusivamente in un piano basato su lunghi periodi di cassa integrazione e nuovi esuberi.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha assicurato che il governo sta dedicando grande attenzione alla vertenza, definendola uno dei dossier sui quali l’esecutivo sta lavorando maggiormente. Ha tuttavia ricordato che una parte delle decisioni che condizionano il futuro dell’impianto non dipende direttamente dal governo.
La vicenda alimenta anche lo scontro politico. Andrea Orlando, responsabile delle Politiche industriali del Partito democratico ed ex ministro del Lavoro, ha criticato l’azione dell’esecutivo, chiedendo un maggiore coinvolgimento della presidente del Consiglio nella gestione della vertenza.
Con la conferma dello spegnimento dell’area a caldo, la crisi dell’ex Ilva entra così in una nuova fase particolarmente delicata, nella quale alla necessità di tutelare la salute dei cittadini si affiancano le preoccupazioni per il futuro industriale di Taranto e per migliaia di posti di lavoro.










