VENEZIA – Il Veneto diventa la prima Regione italiana governata dal centrodestra a stabilire tempi e procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Dopo oltre due anni e mezzo dalla prima bocciatura, il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi subito”, promossa dall’associazione Luca Coscioni attraverso una raccolta di circa 9mila firme.
Il provvedimento è passato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 4 astensioni, dopo due giornate di intenso dibattito. Decisivi sono stati gli emendamenti presentati dalla maggioranza, dieci dei quali firmati dal presidente della Regione Alberto Stefani, che hanno modificato in modo significativo il testo originario.
«Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari», ha dichiarato Stefani, spiegando che le modifiche approvate vanno nella direzione del cosiddetto “favor vitae”.
Tra le principali novità introdotte figurano un parere rafforzato da parte del medico palliativista, l’istituzione di un Comitato bioetico regionale nominato dalla Giunta, la priorità alle cure palliative per i pazienti che ne fanno richiesta e l’obbligo di fornire al malato tutte le informazioni sulla possibilità di accedervi.
La seduta è stata definita dal presidente del Consiglio regionale Luca Zaia una discussione «profonda e complessa», capace di coinvolgere le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche. Zaia ha definito l’approvazione un «atto di responsabilità» nei confronti delle persone che vivono condizioni di sofferenza estrema.
Il voto ha evidenziato profonde differenze all’interno della coalizione di centrodestra. I consiglieri di Fratelli d’Italia hanno votato compatti contro il provvedimento. In Forza Italia è stata invece lasciata libertà di coscienza, con due astensioni e un voto favorevole.
Contrari anche alcuni esponenti della Lega, insieme ai due consiglieri di Resistere Veneto e al consigliere Stefano Valdegamberi, che aveva tentato di ottenere un rinvio dell’esame della legge in commissione.
Tra i voti favorevoli anche quello della consigliera del Partito democratico Anna Maria Bigon, la cui astensione, nel 2024, era stata determinante per la bocciatura della proposta per un solo voto.
All’approvazione hanno assistito anche alcuni rappresentanti dell’associazione Luca Coscioni. Per il tesoriere Marco Cappato, dal Veneto arriva «una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre».
Di segno opposto la reazione dei Pro Vita, che hanno definito la legge «un attacco alla vita», contestando la scelta di alcuni consiglieri di centrodestra.
Critico anche il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, secondo il quale con l’approvazione del provvedimento «la percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata».
La legge segna dunque un passaggio significativo nel dibattito italiano sul fine vita, affrontando un tema etico che continua a dividere la politica, il mondo cattolico e le associazioni impegnate sui diritti civili.










