DI WANDA CHERUBINI-
VITERBO – Un sistema informatico che avrebbe consentito di conoscere in anticipo la destinazione dei Gratta e Vinci milionari, permettendo a parenti e conoscenti di acquistare i biglietti vincenti. È quanto emerso da un’inchiesta che ha portato la Guardia di Finanza di Roma a eseguire un sequestro conservativo di beni per oltre 25 milioni di euro, con provvedimenti che interessano anche la provincia di Viterbo.
Al centro della vicenda figurano cinque ex dipendenti di una società concessionaria del gioco, risultata completamente estranea ai fatti contestati. Nei loro confronti la Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio ha avviato un procedimento per un presunto danno erariale di ingenti dimensioni.
Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma, hanno ricostruito un presunto utilizzo illecito delle informazioni custodite nei sistemi della concessionaria.
Secondo gli investigatori, alcuni dipendenti dotati di specifiche competenze informatiche avrebbero utilizzato le proprie credenziali aziendali per accedere ai server e, attraverso un programma sviluppato appositamente, individuare i tagliandi destinati a garantire le vincite più elevate.
In particolare, sarebbero stati identificati quattro biglietti dal valore complessivo di 24 milioni di euro: due premi da 7 milioni e altrettanti da 5 milioni.
Conoscendo preventivamente le ricevitorie alle quali sarebbero stati distribuiti, gli indagati avrebbero organizzato l’acquisto dei tagliandi attraverso persone di fiducia, eliminando di fatto l’incertezza che caratterizza le lotterie istantanee.
L’operazione patrimoniale ha interessato diverse aree del territorio nazionale. I finanzieri hanno sottoposto a sequestro conservativo 25 immobili, comprendenti abitazioni, villini, autorimesse e cantine, situati nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria.
Il provvedimento riguarda anche cinque veicoli, tra automobili e motocicli, oltre a disponibilità finanziarie.
Per quanto riguarda la Tuscia, non sono stati specificati i comuni nei quali si trovano gli immobili coinvolti né il numero esatto delle proprietà sequestrate nel territorio provinciale.
L’inchiesta aveva già registrato un importante sviluppo nel marzo 2026, quando la Procura regionale della Corte dei conti aveva contestato ai cinque ex dipendenti un danno erariale superiore a 25 milioni di euro.
Gli accertamenti contabili, coordinati dal sostituto procuratore generale Eleonora Lener, erano scaturiti da precedenti indagini penali relative a una presunta truffa ai danni dello Stato.
Secondo l’ipotesi della Procura, l’individuazione anticipata dei biglietti premiati avrebbe compromesso il regolare funzionamento del sistema di gioco, determinando conseguenze economiche per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
In assenza delle presunte condotte illecite, infatti, non vi sarebbe stata alcuna certezza che i premi milionari sarebbero stati effettivamente riscossi. Le somme relative a eventuali vincite non reclamate avrebbero potuto rimanere nelle disponibilità dell’Erario.
Il procedimento contabile è proseguito dopo l’esame delle memorie difensive presentate dai soggetti coinvolti, fino alla citazione in giudizio e all’adozione della misura cautelare patrimoniale.
Il sequestro punta a preservare i beni che potrebbero essere utilizzati per garantire un eventuale risarcimento del danno erariale.
Spetterà ora al giudice competente valutare la conferma, la modifica o la revoca del provvedimento, mentre il giudizio dovrà accertare le responsabilità dei cinque ex dipendenti.
La vicenda resta dunque aperta sul piano giudiziario. Le condotte descritte costituiscono, allo stato attuale, ipotesi accusatorie ancora soggette alla valutazione dei magistrati.
