TEHERAN – Resta alta la tensione tra Stati Uniti e Iran dopo la scadenza del cessate il fuoco previsto dal memorandum d’intesa siglato a giugno, accordo che aveva già mostrato forti difficoltà nelle settimane successive. Il conflitto, iniziato il 28 febbraio, resta quindi in una fase di stallo mentre Washington valuta le prossime mosse.
Il presidente americano Donald Trump starebbe riflettendo sulla strategia da adottare per uscire dall’impasse senza ripercussioni politiche in vista delle elezioni di midterm. Intanto Teheran aumenta la pressione e amplia le proprie minacce agli alleati degli Stati Uniti, non soltanto nell’area del Golfo Persico ma anche in Europa.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’Iran avrebbe preso in considerazione la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi nell’Europa meridionale e sudorientale nel caso in cui Washington decidesse di riprendere gli attacchi.
Tra i possibili obiettivi figurerebbero la Bulgaria, dove la base aerea di Bezmer è stata autorizzata a supportare il rifornimento di velivoli militari americani, e Cipro, dove si trova una base britannica già interessata da un attacco con drone nei mesi scorsi.
La Nato ha reagito assicurando di essere pronta a rispondere a qualsiasi minaccia e ribadendo la solidità delle proprie capacità di deterrenza e difesa. Anche le autorità bulgare hanno rafforzato le misure di sicurezza intorno alla base di Bezmer, aumentando il livello di allerta.
Le possibili azioni iraniane non riguarderebbero soltanto installazioni militari. Teheran starebbe valutando anche infrastrutture strategiche, tra cui cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz.
Parallelamente, il governo iraniano ha rivolto un nuovo avvertimento ai Paesi del Golfo, invitandoli a non fornire sostegno logistico o militare alle forze statunitensi. Il capo di stato maggiore iraniano Ali Abdollahi ha sostenuto che qualsiasi forma di assistenza all’esercito americano verrebbe considerata come una partecipazione diretta alle operazioni contro l’Iran.
La tensione nella regione è aumentata ulteriormente dopo la denuncia degli Emirati Arabi Uniti, secondo cui due missili balistici iraniani sarebbero stati lanciati verso il loro territorio, finendo poi in mare. Teheran ha smentito l’accusa, ma Dubai ha reagito sospendendo gli scambi commerciali e le transazioni finanziarie con la Repubblica islamica fino a nuovo avviso.
Lo scenario resta quindi estremamente delicato, con il rischio che una nuova escalation tra Washington e Teheran possa estendere le conseguenze del conflitto ben oltre il Medio Oriente, coinvolgendo anche basi e infrastrutture strategiche presenti sul territorio europeo.









