Il taglio dell’Irpef previsto dalla manovra, pensato per sostenere il ceto medio, avvantaggia soprattutto i redditi più alti. È quanto emerge dalle audizioni di Banca d’Italia, Corte dei Conti, Istat e Ufficio parlamentare di bilancio, tutte concordi nel segnalare che la misura non riduce le disuguaglianze.
Secondo l’Istat, oltre l’85% delle risorse andrà alle famiglie più ricche, mentre la Corte dei Conti precisa che il beneficio massimo si concentra tra i redditi da 50mila a 200mila euro. In media, il vantaggio è di 408 euro per i dirigenti, 123 per gli impiegati e appena 23 per gli operai.
La Banca d’Italia sottolinea che il provvedimento “non produce variazioni significative nella distribuzione del reddito” e che, tra il 2019 e il 2023, le famiglie hanno perso il 10% del potere d’acquisto, recuperandone solo 3 punti.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti respinge le critiche e ribadisce che la misura “tutela i redditi medi” e si inserisce in una strategia di “rigore e responsabilità dei conti pubblici”. Il titolare del Mef difende anche la gestione della spesa sanitaria e apre solo a possibili ritocchi su affitti brevi e dividendi, restando prudente su nuove “rottamazioni” e aumenti al contributo delle banche.
Intanto, le opposizioni attaccano. La segretaria del Pd Elly Schlein parla di “manovra senza visione”, mentre il leader M5S Giuseppe Conte accusa il governo di “rovesciare le priorità del Paese”. La Cgil prepara la mobilitazione e valuta uno sciopero generale.