
ROMA – Peggiora il livello di preparazione degli studenti nei Paesi Ocse. Secondo i risultati dell’indagine Pisa 2025, un quindicenne su cinque presenta competenze insufficienti contemporaneamente in scienze, matematica e lettura, contro il 16% registrato nel 2022. Un dato che alimenta la preoccupazione degli esperti per il progressivo arretramento degli apprendimenti.
L’indagine ha coinvolto circa 760mila studenti, rappresentativi di 33 milioni di quindicenni di 91 Paesi. In Italia hanno partecipato 8.946 ragazzi di 285 scuole, rappresentativi di circa 507mila studenti.
Nel quadro generale, l’Italia registra risultati superiori alla media Ocse nelle tre principali aree analizzate. In scienze, tema centrale dell’edizione 2025, gli studenti italiani raggiungono 483 punti, contro una media Ocse di 482.
Ancora più significativo il dato relativo alla lettura, dove l’Italia ottiene 474 punti, rispetto ai 461 della media internazionale. In matematica, invece, il punteggio italiano è di 468 punti, cinque in più rispetto alla media Ocse di 463, con risultati migliori anche rispetto a Paesi come Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia.
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha accolto positivamente i risultati, parlando di una situazione di solidità del sistema scolastico italiano e invitando a superare quella che ha definito una rappresentazione eccessivamente pessimistica della scuola nazionale.
Resta tuttavia evidente il peggioramento nel lungo periodo. Rispetto al 2015, sia l’Italia sia la media Ocse hanno perso 24 punti in matematica, confermando una tendenza al calo che interessa gran parte dei sistemi educativi internazionali. Solo pochi Paesi, soprattutto asiatici, mostrano infatti miglioramenti significativi.
Il rapporto mette in luce anche alcune criticità che vanno oltre i risultati scolastici. Gli studenti italiani mostrano attenzione verso i temi ambientali, ma dichiarano un debole senso di appartenenza alla scuola. Se nella media Ocse il 76% dei ragazzi afferma di sentirsi parte integrante del proprio istituto, in Italia la percentuale non supera il 64%, collocando il Paese tra quelli con i valori più bassi.
Ampio spazio anche al rapporto con le nuove tecnologie. Un quindicenne italiano su due utilizza l’intelligenza artificiale per svolgere i compiti, mentre gli studenti dichiarano di trascorrere mediamente circa un’ora e mezza al giorno utilizzando dispositivi digitali a scuola per attività di svago. Quasi il 40% riferisce inoltre che tablet e cellulari rappresentano una frequente fonte di distrazione durante le lezioni.
Persistono infine le disuguaglianze territoriali e sociali. Il divario tra Nord e Sud appare ridotto rispetto al passato, ma non è stato eliminato, mentre tra studenti provenienti da contesti socioeconomici favoriti e quelli più svantaggiati la differenza nei risultati può raggiungere gli 80 punti.
Il quadro tracciato dall’Ocse restituisce quindi un sistema italiano che nel confronto internazionale riesce a ottenere risultati relativamente positivi, ma che deve ancora fare i conti con il calo degli apprendimenti nel lungo periodo, le disuguaglianze e le nuove sfide poste dall’uso crescente delle tecnologie digitali.









