Il governo accelera sull’utilizzo del riconoscimento facciale a fini di sicurezza, introducendo la possibilità di conservare per sette giorni i dati biometrici raccolti dalle telecamere nei luoghi considerati più sensibili, come piazze, stadi e manifestazioni pubbliche.

La misura è contenuta nel decreto italiano di recepimento dell’AI Act europeo. I dati verrebbero cancellati se nell’arco della settimana non fosse commesso alcun reato, mentre potrebbero essere utilizzati nelle indagini qualora si verificassero episodi criminali.

Il provvedimento ha acceso lo scontro politico nella commissione Politiche europee del Senato. Dopo il rifiuto della maggioranza di rinviare l’esame, i rappresentanti di Pd e Movimento 5 Stelle hanno abbandonato i lavori, denunciando un’approvazione forzata e senza un confronto adeguato.

Le opposizioni contestano soprattutto la raccolta preventiva dei dati biometrici di persone non sospettate di alcun illecito. Secondo il centrosinistra, il rischio è quello di introdurre una forma di sorveglianza generalizzata e di profilazione di massa, in contrasto con le garanzie poste dall’Unione Europea.

Il decreto consente inoltre il riconoscimento biometrico in tempo reale in situazioni eccezionali, come il terrorismo o la ricerca di persone scomparse, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Il punto più controverso resta però la possibilità di acquisire e conservare le immagini prima ancora che venga commesso un reato.

La maggioranza difende il testo, ritenendolo coerente con i principi dell’AI Act e rispettoso dei criteri di proporzionalità, trasparenza e controllo umano. Nel decreto viene infatti esclusa la possibilità di affidare decisioni esclusivamente agli algoritmi.

Durissime le critiche delle opposizioni. Il Pd parla di un ulteriore passo verso uno “Stato di polizia”, mentre M5s e Avs denunciano una pericolosa compressione delle libertà fondamentali. Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha ironizzato sul rischio di trasformare Fratelli d’Italia nel “Grande Fratello d’Italia”.

Dubbi sono stati sollevati anche dal Garante per la protezione dei dati personali. Pur considerando il decreto complessivamente coerente con la normativa europea, l’autorità ha chiesto maggiori garanzie sulla supervisione umana e sulla gestione delle banche dati biometriche.

Secondo il Garante, il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati di chi partecipa a eventi pubblici non sarebbe pienamente compatibile con l’impostazione europea, che prevede il riconoscimento facciale successivo a un reato soltanto per ricerche mirate.

Il testo passerà ora all’esame delle commissioni competenti di Camera e Senato, prima del ritorno definitivo in Consiglio dei ministri.