Il Senato ha dato il via libera all’articolo 2 della riforma della giustizia, che introduce la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Si tratta di un passaggio cruciale di un disegno di legge costituzionale fortemente sostenuto dalla maggioranza e aspramente contestato dalle opposizioni.
Sebbene l’articolo approvato rappresenti solo una parte del provvedimento, il cuore della riforma è contenuto negli articoli 3 e 4, che introdurranno la distinzione tra due diversi Consigli Superiori della Magistratura per le due funzioni giudiziarie. Le votazioni riprenderanno la prossima settimana, con la conferenza dei capigruppo prevista per martedì 8 luglio per definire il calendario.
Una volta completato l’iter parlamentare – che prevede un secondo passaggio alla Camera e poi ancora al Senato – il testo potrebbe essere sottoposto a referendum confermativo nella primavera 2026.
La riforma è stata accolta con entusiasmo da Forza Italia, che ne rivendica la paternità politica. Il vicepremier Antonio Tajani ha definito l’approvazione dell’articolo 2 un “risultato straordinario”, ribadendo che non si tratta di un attacco alla magistratura ma di un rafforzamento del ruolo del giudice. Anche Adriano Galliani ha ricordato che la separazione delle carriere era una priorità indicata da Silvio Berlusconi.
Apprezzamento anche da parte di Lega e Fratelli d’Italia. I capigruppo leghisti Molinari e Romeo parlano di un passo avanti che rafforza la credibilità della magistratura, mentre Fabio Rampelli (FdI) arriva a definire la riforma come “l’alba di una nuova civiltà”.
Totalmente contrari Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra, che accusano la maggioranza di voler ideologizzare e dividere il sistema giudiziario. La senatrice pentastellata Concetta Damante parla di un’inutile forzatura, mentre Graziano Delrio (PD) critica il metodo del sorteggio per la composizione del CSM, definendolo ironicamente un affidamento “allo Spirito Santo”.
Anche altri esponenti del PD, come Tatjana Rojc e Francesco Verducci, attaccano la riforma per la sua natura divisiva e per l’assenza del ministro Nordio durante il dibattito, ritenuta una mancanza istituzionale grave. Tino Magni (AVS) definisce infine il sorteggio un “grimaldello della destra contro i magistrati”.
La battaglia parlamentare è dunque solo all’inizio e si prevede un confronto acceso anche nelle prossime settimane, in vista del passaggio alla Camera e di un possibile referendum popolare.










