Le dichiarazioni del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani sulla convalida degli arresti hanno acceso un nuovo scontro tra politica e magistratura. Durante una visita al Villaggio della legalità a Roma, il leader di Forza Italia ha chiesto “molta più rigidità” da parte dei giudici, criticando quelli da lui definiti “magistrati perdonisti”.
Le parole sono arrivate durante un confronto con una cittadina che chiedeva maggiore sicurezza nelle periferie della Capitale. Tajani ha raccontato il caso, a suo dire frequente, di persone arrestate dalle forze dell’ordine e poi rimesse rapidamente in libertà dopo il passaggio davanti al magistrato, sottolineando come situazioni di questo tipo possano alimentare insicurezza tra i cittadini e frustrazione tra polizia e carabinieri.
A suscitare le reazioni più forti è stata soprattutto l’espressione “colpirne uno per educarne cento”, utilizzata dal vicepremier nel sostenere la necessità di inviare segnali più severi nei confronti di chi commette reati. Tajani ha inoltre affermato che alcuni magistrati dovrebbero “mettersi una mano sulla coscienza”.
Immediata la replica dell’Associazione nazionale magistrati, che si è detta “esterrefatta” e ha ricordato che i giudici devono applicare la legge e valutare ogni singolo caso sulla base delle norme vigenti. Per l’Anm, la sicurezza non può essere garantita attribuendone la responsabilità alla magistratura e la giustizia non può diventare uno strumento di intimidazione.
Tajani ha successivamente precisato di non avere mai chiesto ai magistrati di disapplicare le norme, sostenendo al contrario di voler vedere la legge applicata pienamente. Il vicepremier ha richiamato anche recenti casi giudiziari, tra cui quello di Torino relativo a un uomo accusato di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne, rispetto al quale erano già emerse polemiche politiche sulla misura cautelare disposta dal giudice.
Le dichiarazioni hanno provocato critiche anche da parte delle opposizioni. Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva, ha definito la frase utilizzata dal vicepremier incompatibile con una cultura garantista, mentre il segretario di +Europa Riccardo Magi ha contestato il linguaggio scelto, richiamando il dovere dei magistrati di rispettare e far rispettare le leggi.
La polemica riapre così il confronto sul rapporto tra sicurezza, autonomia della magistratura e misure cautelari, con il governo che insiste sulla necessità di una risposta più efficace alla criminalità e l’Anm che rivendica il rispetto delle garanzie previste dallo Stato di diritto.
